Pubblicato il: mar, giu 19th, 2012

Il rituale Nyobeng: Il patrimonio degli antenati della tribù dayak Bidayuh in Indonesia-Malesia

di Jemy Haryanto

Il Nyobenk

Lo scorso venerdì, 15 giugno 2012, si è tenuto il rituale Nyobeng. La cerimonia ha avuto una durata di tre giorni, dal 15 al 17. Questo rituale è svolto dalla tribù dayak Bidayuh, un sottogruppo dell’etnia Dayak stabilitasi nel villaggio di Sebujit, quartiere di Siding, nel distretto di Bengkayang in Borneo Occidentale, Indonesia. Il Nyobeng è un rito che prevede l’abluzione di teschi umani. Vale a dire che la principale attività svolta è proprio la bagnatura dei crani custoditi nelle abitazioni tradizionali della tribù dayak. Le norme di questa funzione sono state tramandate di generazione in generazione. L’evento ha inizio con il saluto agli ospiti del villaggio locale ed alla tribù dayak venuta dalla Malesia.

In origine ciò veniva fatto per dare il benvenuto ai membri del gruppo provenienti dai ‘mengayau’ o battute di caccia di teste umane. Il gruppo che dà il benvenuto indossa una fascia rossa in tessuto e decorazioni realizzate con denti di animali. Sono equipaggiati con bacchette ed un fucile a pistoni, da cui viene sparato un colpo quando gli ospiti stanno per entrare al villaggio. Anche le bacchette sono sollevate simultaneamente. L’esplosione emessa dal fucile è anche un richiamo per gli spiriti atavici e una sorta di richiesta del permesso per svolgere il rituale Nyobeng. Quindi, il capotribù getta un piccolo cane in aria. Con la sciabola, o ‘mandau’, l’uomo con la più alta autorità all’interno del gruppo degli ospiti deve falciare l’animale. Nel caso esso sia ancora vivo, deve essere ucciso con il ‘mandau’ quando giace già a terra. Lo stesso procedimento viene eseguito con un pollo. Il capotribù lancia poi delle uova di gallina al gruppo degli ospiti. Se queste non si rompono significa che le persone non sono venute con sincerità. In caso contrario, se le uova si rompono, allora essi sono arrivati al villaggio con intenzioni sincere. Del riso bianco e giallo è poi gettato recitando mantra. Le ragazze servono del liquore ricavato dalla pianta di Niru mescolato alla corteccia essiccata dell’albero Pakak. Dopo aver bevuto, gli ospiti si trasferiscono alla Rumah Balung, nel centro della borgata.

La cerimonia di benvenuto di il capotribù Dayak dalla Malesia

La Rumah Balung è l’abitazione tradizionale di questa tribù, si tratta di una palafitta di forma sferica. Si accede alla casa attraverso una scaletta realizzata con tronchi d’albero. Ha un diametro di 10 metri, per un’altezza di 15 metri dal suolo. Nel momento in cui si entra nel luogo della cerimonia, il gruppo spruzza dell’acqua intonando mantra e porgendo foglie di ‘anjuang’, che fungono da repellenti per le sfortune. L’obiettivo è quello di proteggere gli ospiti dalle catastrofi. Una volta entrati in questo luogo essi devono avvicinarsi al frutto ‘kundur’ (una zucca), collocato in uno spazio meglio conosciuto come rituale Pepasan. Assieme alla popolazione ed alle persone venute in visita si balla poi la danza ‘Mamiamis’ girando attorno alla Balug. La Mamiamis è una danza che si tiene per accogliere ed onorare i protettori delle terre ancestrali di ritorno dalla caccia di teste umane. Il Capotribù viene accompagnato intonando canti e mantra.

Balug

L’uomo entra nella Rumah Balug. Il ‘Simlog’ (una sorta di tamburo realizzato con pelli di animali) è percosso e vengono esplosi petardi. Ciò per richiamare gli spiriti degli antenati ed anche per segnalare che il Rituale Nyobeng ha avuto inizio. In seguito si mangia tutti assieme nella Rumah Balug. Il contorno offerto è del riso con carne di maiale. Vi è grande tolleranza. Agli ospiti musulmani è offerta, infatti, una dieta speciale. Certo non a base di maiale. Può esserci ad esempio carne di capra o altri alimenti considerati halal. Finito il pasto, gli ospiti devono lasciare la casa tradizionale. Si può quindi scegliere di riposare nelle case dei residenti. Durante questo momento di riposo, un gruppo di uomini locali si reca nella foresta in cerca di tronchi di bambù. Il loro diametro può raggiungere alcune decine di centimetri. Nel frattempo, ogni abitazione porge delle offerte sotto forma di sangue d’ali di pollo. Il sangue viene anche spruzzato in diverse parti della casa e del cortile, che sono allora considerati sacri. Dopodiché la famiglie e gli ospiti possono tornare presso la casa tradizionale. Dopo aver trovato le piante di bambù, il gruppo di uomini ne trascinano i tronchi sino all’ormai affollata casa tradizionale. Impugnando le loro sciabole, ‘mandau’, essi fanno poi roteare il bambù allineandolo.

La danza Mamiamis

I ‘Mandau’ che essi portano sono un’arma di famiglia. Le decorazioni sul manico vengono realizzate in osso o legno. Questi ornamenti hanno un significato specifico, simboleggiano le prestazioni del proprietario del mandau nel decapitare teste umane. Il suo grado di preparazione e maturità. Il Capotribù con un segnale dà inizio alle attività. Qualcuno fa un passo avanti sfoderando il ‘mandau’ e falciando la canna di bambù. In un sol colpo, il bambù dovrebbe tranciarsi di netto. Se ciò accade, è buon segno e si conquista la fiducia del pubblico. In seguito il Capotribù invoca gli spiriti degli antenati. Tutto ciò è per richiamare l’attenzione e chiedere permesso e protezione per avviare il Nyobeng. Il Capotribù rientra poi nel ‘Balug’. Sette tipi di offerte vengono allora posizionate sul limitare del villaggio. Quindi, la scatola posta nel Balug, in cui sono custoditi teschi umani e collane di denti di cinghiale, è prelevata dal Capo, che si strofina le mani con una mistura speciale. L’Autorità mette poi questo intruglio sui teschi contenuti nella scatola. Afferra poi un pollo e ne mozza la testa. Il capo dell’animale e le gocce di sangue vengono collocate sui crani umani. I teschi vengono poi riposti nuovamente nella loro scatola e conservati. Ciò è seguito dalla macellazione di un cane.

I teschi

Il sangue che ne esce viene tamponato sui pali della casa tradizionale, sulle piccole abitazioni e sulle statue di uomini e donne accanto all’abitazione tradizionale ed alle sculture. Queste piccole abitazioni e statue riflettono le origini dei loro antenati. L’uccisione del cane ha come scopo quello di allontanare gli spiriti maligni. La maggior parte della carne di cane appena tagliata viene poi portata nella casa tradizionale.

Giornale Il Referendum sostiene i diritti degli animali e si dissocia dal rito raccontato nell’articolo.

Tutte le foto sono state scattate da Jemy Haryanto

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.