Fortuna che i Nobel non scadono

di Michele Zagni

Aung San Suu Kyi ritira il Premio Nobel

L’eredità del Mahatma Gandhi, l’ideologia della non violenza, ha il volto e la grazia di Aung San Suu Kyi, leader del partito di opposizione alla dittatura che domina da 30 anni la Birmania, ribattezzata Myanmar, e che oggi può andare in leggero ritardo a ritirare il suo Premio Nobel.

Per la sua coraggiosa campagna elettorale che si concluse con l’affermazione del suo partito alle elezioni del 1990 fu insignita del Premio Nobel per la Pace. Non poté ritirarlo perché la Giunta militare con un colpo di mano aveva annullato i risultati delle elezioni, messo al bando il suo partito, e rinchiuso agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi, cui era stato detto chiaramente che se fosse uscita dal paese ma non avrebbe più potuto mettervi piede. E lei decise di restare per continuare la battaglia per la libertà del suo popolo, per cui sapeva di essere un simbolo importante, come figlia del generale Khin Kyi eroe nazionale birmano durante la guerra contro il Giappone.

Sono passati più di vent’anni da allora: almeno 17 Aung San Suu Kyi li ha trascorsi chiusa nella sua casa di Rangoon, agli arresti , guardata a vista da una cameriera-carceriera, lontana dal marito e dai due figli lasciati bambini in Inghilterra, dove si era svolta tanta parte della sua vita giovanile. Inviata a studiare ad Oxford, come tanti figli delle élite asiatiche, aveva infatti conosciuto un giovane professore di Orientalistica, Micheal Aris, che sarebbe diventato suo marito e padre dei suoi due bambini. La sua vita sarebbe trascorsa tranquillamente presso l’Università con marito e figli, se la malattia della madre non l’avesse richiamata in patria. Al suo arrivo i partiti d’opposizione che lottavano contro la feroce dittatura , l’accolsero come una leader, vessillo simbolo di una Birmania che non rinunciava a sperare nella democrazia. Da quel momento Aung si è caricata sulle spalle la lotta per la libertà del suo popolo che l’ama in modo incondizionato, per non venire meno al compito che si era assunta ha deciso di restare, Non ha più visto l’Inghilterra, poche, rarissime volte ha potuto incontrare i suoi figli, non l’hanno lasciata uscire per andare a trovare il marito che stava morendo di cancro.

Un’immagine per la campagna di liberazione di Aung San Suu Kyi

Da alcuni anni la Giunta militare Birmana ha avviato, a quanto pare, un processo di lenta apertura a qualche forma di dissenso e di opposizione, il che ha consentito ad Aung San Suu Kyi nelle ultime elezioni di essere eletta al Parlamento. Non è certo ancora la democrazia, ma tuttavia è un inizio che consente una atmosfera meno oppressiva per un popolo per anni vissuto nella paura ,oggi anche per attirare i turisti ,la Birmania sembra meno chiusa al mondo. E oggi Aung San Suu Kyi può finalmente andare ad Oslo a ritirare il suo Nobel di 11 anni fa.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.