Pubblicato il: dom, giu 10th, 2012

Fun.- Some Nights, arie notturne

di Matteo Molon

Saper distinguere e bere qualcosa di qualità, nell’immenso pop plastico generazionale moderno, sembra un’eccezione da pochi e pochi intimi; persone che si prendono il tempo di conoscere i dischi, e quindi appassionati, che è come si ritrovassero a feste private dove versarsi bicchieri ghiacciati di elisir di buon e lungo ascolto, canzoni che, tessuto nel vestito di un album, non passano mai di moda, non si consumano e si lasciano portare eleganti anche per anni e anni. Sono loro la moda, molto probabilmente.

Codesto è il caso dell’Lp ”Some Nights”, seconda opera prima dei Fun., eloquente nella copertina quanto tratteggianti sono le generazioni cresciute a black music e immaginari trasgressivi: mischiando nelle parole più disinvolte strada e calici di vino.

I Fun.

Un po’ il sunto di ciò che si nasconde dietro un ventenne sabato sera, un podcast jazz scaricato da iTunes e realizzato da una ragazza o un ragazzo qualsiasi; in altrettante disinvolte parole, viene messa in musica la vittoria di una generazione che prima delle apparenze mette le sostanze, e dunque se si afferma di bere ma poi il bicchiere rimane lì, a giacere sul piano marmoreo o legnoso, ”meglio starsene a casa”, nessuna palla al piede che pesa con del tanto velato quanto sottinteso moralismo. Anzi, le scarpe tanto meglio se vengono levate e si cammina a nudi piedi, nella naturale felicità di come siamo stati fatti, senza vezzi e paradossali estetismi, bensì la gioia del camminare scalzi, inciampando magari dritti verso il petto di qualcun’altro.

I Fun. si presentano così al pubblico, lasciandosi andare e traducendo ogni secondo di canzone in canzoni di gesta ambientate in una metropoli attuale, rivivente di vintage e classicismo. Ne sono emblemi la title track, a cui fan seguito ”We Are Young” (che con Janelle Monáe esplica ancor meglio sull’attitudine musicale del disco), ”All Alright” e ”Stars”.

Se un film quale ”A Dangerous Method” vi coglie nel profondo, rilassarsi ed eccitarsi con quest’album verrà da sé assai, e anche assaporarne le peculiarità sarà un intrigante gioco: Nate Ruess & co. se la sgargiano bene tra batterie ritmate e danzabili, utilizzo di vocoder come filtri e fumi sonori, piani, strumenti e atmosfere amplianti in luci e piogge fluorescenti, un rovescio liquido che sa di caramella alcolica.

Ecco dunque un pop restituente orgoglio al pop stesso, sbattuto e frastornato fin troppo dallo sterile copia incolla synthoso degli ultimi lustri, privando il genere, che per antonomasia dovrebbe essere allegria, socialità e star bene di massa, nello stile e nel vigore, facendo venire meno a gocce la disinvolta e superba energia di cui è sarto e distillatore.

La cover di “Some Nights”

Nonostante le due ultime decadi di proibizionismo, scorrono ancora bottiglie di musica popolare di qualità, talmente buone da arrivare sino ai piani alti, strattonandoli giù, mettendo in comune. La musica da sempre unisci menti, cuori, e, parola scordata dalla perbenista morale, fisici.

Fun. & ”Some Nights” stendono una tappeto rosso di suono, divertendo il mondo e spruzzando note di vanità Pop i visi in danze verso l’ingresso.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.