SMEM, nasce il nuovo servizio per la segnalazione delle emergenze
di Alessandro Cucci
Dopo appena pochi minuti dal terremoto in Emilia, la rete era già invasa da messaggi di utenti spaventati che riportavano le prime notizie sulle località colpite e sull’entità del sisma, mentre la tv e siti di informazione ancora tacevano. Nel 2009, quando tremò L’Aquila, ricevere notizie e richieste d’aiuto su Twitter, Facebook e altri Social Network era una novità assoluta, mentre adesso sembra una cosa normalissima. Il 20 maggio, data della prima scossa, alle 4:13 del mattino Gianluca Diegoli scriveva su Twitter: “Enorme scossa di #terremoto ORA #modena #sanfelice. Pare che le case siano OK, interni case distrutti. Gente in strada”. Twitter si è rivelato molto più veloce di TV, agenzie e siti di informazione; anche esperti di sicurezza hanno twittato consigli sul famoso social network.
Da qui la domanda: è possibile utilizzare questi nuovi canali multimediali per velocizzare i soccorsi e gli aiuti? Il primo tweet del 2009 riguardante il terremoto in Abruzzo fu quello di una ragazza romana postato alle 3.36 del 6 Aprile: “C’è appena stata una scossa di terremoto a Roma: ha dondolato il palazzo”. In Emilia, poche ore dopo la scossa, il tag #terremoto era già invaso da commenti inutili per i servizi che offrono assistenza e aiuti umanitari. Ecco dunque il problema: le segnalazioni su facebook e su altri Social Network non sempre rispecchiano la reale ubicazione delle maggiori urgenze, anche se ultimamente in Italia si cerca di dare sempre più peso a questi strumenti per organizzare i soccorsi, adesso bisogna trovare un metodo per il filtraggio dei contenuti.
Nel Marzo 2011, in America, nasce il progetto SMEM, acronimo per Social Media Emergency Manager, da un gruppo di “agenti fidati”. Dal blog iDisaster 2.0 Kim Stephens scrive: “Siamo un mix di diversi professionisti e volontari con diversi livelli di competenze ma con un obbiettivo in comune: capire come utilizzare i social media in caso di disastri, e sviluppare un metodo che renda in futuro le operazioni più semplici per noi stessi e per gli altri.” In particolare, lo SMEM punta a incrementare la capacità delle istituzioni di comunicare pericoli o emergenze in tempo reale, ma anche di raccogliere e filtrare le informazioni fornite “dal basso”.
Sul sito www.socialmediaemergencymanager.com si legge che lo SMEM è un servizio rivolto a cittadini e istituzioni: i cittadini possono partecipare alla condivisione delle informazioni relative ad un’emergenza-rischio, mentre le istituzioni possono meglio gestire e organizzare l’emergenza. Ecco come funziona in pratica lo SMEM su Twitter: dopo aver attivato il GPS e la funzione per georeferenziare i tweet, lo schema e la sintassi sono:
#SMEM[rischio] #[Comune][Provincia] [testo]
Es. #SMEMfrana #santalucePI causa forti piogge strada interrotta
Oltre a queste utili informazioni, il sito del servizio non si esime dall’esprimere un concetto fondamentale: “lo SMEM è informazione responsabile, proattiva e resiliente. Scherzare con lo SMEM equivale ad usare in modo irresponsabile uno strumento utile per la gestione dei rischi e delle emergenze e quindi utile alla salvaguardia della vita delle persone”, ricordando inoltre che in caso di disastri è buona norma prima mettersi al sicuro, e poi postare su Twitter.











