Pubblicato il: gio, mag 17th, 2012

Reportage – Dopo un anno, gli Indignados tornano a Puerta del Sol

Di Leonardo Sartori

Indignati fanno un segno di approvazione

Madrid, una giornata di maggio più che estiva, il termometro oltrepassa i 30 gradi, ma la città pullula di gente, turisti, madrileni, anziani, famiglie, studenti: sembra quasi una tipica domenica pomeriggio, viva e soleggiata. Si tratta invece di un martedì, ma non un martedì qualsiasi: infatti, il 15 maggio a Madrid si celebra la festa di San Isidro, in italiano Sant’Isidoro l’Agricoltore. La città si colma di costumi, tradizioni e canti popolari che attraggono turisti incuriositi e persone di tutte le età, per la gioia di studenti e lavoratori che si godono la giornata all’insegna del relax.

Quest’anno però 15 maggio non significa solo San Isidro. Di fatto nell’aria si percepisce anche un’altra atmosfera che va in parallelo e che si sposa bene con l’animo di festa che dilaga per il centro storico. Si celebra, infatti, il primo anniversario del 15M, il movimento dei cosiddetti Indignados che esattamente un anno fa, grazie ai Social Networks, occuparono Puerta del Sol per manifestare il loro discontento nei confronti del sistema vigente in Spagna, in Europa e nel mondo. A un anno dalla prima manifestazione che ottenne un successo internazionale, il movimento degli Indignados ha fatto il punto della situazione di questi mesi attraverso assemblee organizzate nell’epicentro di questo terremoto sociale. Dal 12 al 15 maggio sono stati presenti nella stessa Puerta del Sol del 2011, davanti agl’occhi delle forze di polizia, pronte a prendere il controllo della piazza al di fuori dell’orario permesso. Il bilancio totale è stato di 28 detenuti.

Mi dirigo verso il foro del movimento verso le otto di sera, quando il sole continua a battere ma inizia ad attenuarsi. La piazza è piena, ma non stracolma. Da un lato improvvisanti musicisti che animano la gente seduta da ore per ascoltare, parlare e discutere, dall’altro lato si alternano oratori che esprimono la loro rabbia e apportano proposte per modificare il sistema. “Non ci rappresentano!” si grida all’unanime tra un discorso e l’altro.

Si discute di economia, di crisi, di democrazia, di giustizia. Nell’ultimo anno in Spagna la situazione ha solo peggiorato, e ha reso più furiosa la popolazione, che osserva le sue richieste schiantarsi contro gli edifici dei loro governanti, ignorate da chi ha il potere di cambiare le cose. Gli spagnoli sono stanchi del modello bi-partitista che ha dominato nel paese durante la storia democratica degli ultimi decenni, sono stanchi di un modello che va contro le necessità dei più bisognosi, sono stanchi di un modello dove la giustizia è inefficiente. Chiedono più democrazia diretta, più equità, e la condanna del sistema bancario speculativo.

Così, uno dopo l’altro, gli indignados si alzano e offrono alla società le loro proposte in grado migliorare il sistema. Si parla molto della riforma del lavoro introdotta dal governo Rajoy, dei tagli all’istruzione e alla sanità. Mi chiedo perché gli indignados non si animino per entrare in politica, creare un partito, ottenere consensi da parte degli elettori e iniziare la trasformazione che anelano con tanto ardore. La risposta giunge brevemente. Si alza, infatti, una donna carismatica, esprime la sua gratitudine al movimento e chiede alla folla:” Volete voi creare un partito politico?” la riposta collettiva si manifesta in una rivolta di buh e gesti contrarissimi. La donna si rallegra a tale risposta e afferma: “Bene, perché questo sistema non possiamo cambiarlo da dentro, altrimenti dovremmo corromperci per entrare”. E qui arriva l’ora della standing ovation della folla. Opinione discutibile.

Ciò che è invece indiscutibile è la capacità e l’efficacia che ha avuto il 15M per creare una coscienza collettiva impossibile da ignorare: è riuscita a svegliare l’opinione critica di buona parte di cittadini worldwide; infatti, non erano solo giovani e studenti senza futuro chi ha partecipato all’assemblea ma anche famiglie che vivono nella precarietà e anziani che non sopravvivono con una pensione insufficiente.

Fermata della metro di Puerta del Sol

A mezzanotte e venti, con un po’ di ritardo, termina l’assemblea. Ma la gente rimane, e parte la cosiddetta “cacerolada”, una maniera di protesta che consiste nello sbattere pentole e padelle per far sentire l’indignazione che risiede in ognuno di loro. La polizia osserva, postata ad ogni entrata alla piazza con dozzine di blindati pronti ad entrare in azione. Mi allontano, e mi reco verso la metro più vicina. Una parte si avvia verso casa, un’altra continua la protesta mettendosi in marcia per raggiungere la sede della Borsa di Madrid, dove la polizia è pronta ad accoglierli. In seguito si decide di continuare davanti al Congresso dei Deputati, anch’esso ben fortificato dalle forze di polizia. Questo fino alle 3 e mezza, quando fino i più indignati si incamminano verso casa.

Certamente quest’anno la partecipazione è diminuita, i più critici considerano il movimento ormai sulla via della morte. In realtà c’è una parte della popolazione che crede veramente nel progetto, e continua la lotta pacifica per un cambiamento anche al di fuori delle assemblee in piazza. Una frase celebre di Neruda riassume in breve lo spirito fervente di un indignado: “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”.

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