..E’ solo un arrivederci!
Di Antonio Borsa
Il campionato di serie A 2011/2012 non sarà ricordato solo per lo scudetto della Juventus. L’ultima giornata di serie A segna la fine di una generazione di campioni senza tempo, gladiatori che abbiamo amato per anni ed anni, che dopo mille battaglie hanno deciso di lanciarsi in nuove sfide. Basti pensare ad Alessandro Del Piero, il più grande capitano della storia della Juventus, appiedato dalla società ad inizio anno e voglioso di tentare una nuova avventura in America. Lascia un marchio indelebile pinturicchio, forte delle sue 704 presenze in bianconero condite da 290 goal totali. Un campionato primavera, un torneo di viareggio, sei scudetti, una coppa Italia, un campionato di serie B, quattro super coppe Italiane, una coppa Campioni, una coppa Intercontinentale, una super coppa Europea ed una coppa Intertoto: questo è il suo invidiabile parlmares con la vecchia signora, non servono ulteriori parole.
C’è anche un pezzo della storia Rossonera che lascia definitivamente il calcio giocato. Kakha Kaladze, dopo 10 anni passati al Milan e due al Genoa, appende le scarpe al chiodo per dedicarsi alla politica nel suo paese. Anche Gattuso dice addio al calcio giocato, complici i problemi fisici che lo tormentano da anni. La scelta di “Ringhio” sembra dettata anche dalla voglia di dedicarsi completamente alla famiglia, magari tornando nella sua amata Calabria.
Indecisi ancora sul futuro invece Alessandro Nesta e Clarence Seedorf. Il primo sarebbe tentato dall’avventura Americana, per il secondo invece è previsto un ritorno in patria. Infine ci saluta uno dei più grandi goleador Italiani, Filippo Inzaghi. 623 presenze in serie A conditi da 288 goal, ben 70 in Europa. Ci saluta un bravo ragazzo, un ottimo professionista che ha sempre fatto bene ovunque sia andato. Ci saluta l’ultimo degli attaccanti vecchio stile, di quelli che giocano in un fazzoletto ed hanno un senso della posizione da invidia.
Nessuno potrà mai cancellare dal cuore degli amanti del calcio le imprese di questi eroi. Magari un giorno ritorneranno da dirigenti, pronti per essere amati anche da non giocatori, perché in fondo questo, se ci pensiamo bene, è solo un arrivederci.













