Pubblicato il: lun, mag 14th, 2012

La tempesta solare che non è arrivata

di Edoardo Poli

Si chiama AR1476 il gruppo di macchie solari che nei giorni scorsi ha minacciato (almeno secondo i media) di scaraventare una tempesta solare catastrofica sulla Terra. Ora, secondo quanto riporta un comunicato dell’Istituto Nazionale di Geofisica, le macchie starebbero raggiungendo la fine della propria attività, senza che vi siano stati particolari problemi sul nostro pianeta.

Era di tre giorni fa la notizia che AR1476 aveva causato un’espulsione di massa coronale (CME), spingendo grandi quantità di plasma – soprattutto elettroni e protoni – ad una velocità di oltre 1000 chilometri al secondo. Le particelle avrebbero dovuto colpire la Terra oggi alle 14:30 ora di Greenwich. Le conseguenze, secondo quanto postulato da molti media, sarebbero state un black-out mondiale e l’interruzione di tutti i mezzi di comunicazione. Il plasma è sì arrivato, ma l’unico effetto che avrà sarà quello di generare intense aurore, a causa dell’interazione con il campo magnetico terrestre, visibili alle latitudini estreme.

In questi giorni astrofili di tutto il mondo hanno fotografato il Sole, creando alcune immagine dove è possibile vedere il gruppo di macchie solari.

In ogni caso l’attività solare in questo periodo è in aumento (all’interno del suo ciclo undecennale di massimi e minimi), ed è quindi possibile che nel futuro si verifichino fenomeni simili, se non più intensi. Ma non tutte le espulsioni di massa coronale raggiungono la Terra, ciò dipende dalla posizione del nostro pianeta al momento dell’emissione. La tempesta solare più forte mai registrata fu l’Evento di Carrington, nel 1859, che prende il nome dall’astronomo che ha osservato le macchie solari responsabili. Gli unici apparecchi elettrici di quei tempi erano telegrafi, e molti, sia in Europa che negli Stati uniti, smisero di funzionare per una dozzina di ore, a volte anche folgorando gli operatori. Inoltre furono viste aurore a latitudini impensabili, perfino a Roma.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.