Pubblicato il: ven, mag 11th, 2012

Stefano Cucchi, il 18 luglio una superperizia consegnerà la verità

di Francesco Pirillo

Messaggio di ricordo e di protesta per il fatto di Stefano Cucchi

Sarà una superperizia a decretare le cause della morte di Stefano Cucchi. Al giovane romano morto dopo una settimana dal suo arresto, era il 15 ottobre 2009, ancora non è stata data giustizia. Saranno sei tecnici milanesi, scelti dalla terza Corte d’Assise di Roma, a verificare le reali cause che hanno portato al decesso il trentunenne geometra. Stefano Cucchi fu arrestato per detenzione di hascish e dopo essere stato trasferito in caserma fu trattenuto in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli. Le sue precarie condizioni di salute costrinsero gli addetti ai lavori a ricoverarlo nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini dove poi morì. Prima del ricovero alcuni medici riscontrarono ecchimosi sul viso e sulle gambe, nella parte addominale, rottura della mascella e due fratture alla colonna vertebrale. Stefano morì in solitudine, nella totale incredulità (e rabbia!) della sua famiglia, inibita durante l’intera permanenza nel reparto ospedaliero a vederlo.

Sotto processo ci sono tre agenti della polizia penitenziaria, sei medici e tre infermieri del S. Pertini. Essi sembrano ricoprire ognuno un ruolo marginale, quasi irrisorio che somiglia al passaggio del testimone durante una staffetta. Stefano Cucchi sarebbe morto per bradicardia e a causa della sua cagionevole salute dovuta al suo passato di tossicodipendente. Questo a quanto dicono i pm, e addirittura goliardicamente lo aveva ricordato a tutta la Nazione l’ex ministro Giovanardi, sentenziando che Stefano Cucchi “è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Della serie: si apre bocca e le si dà fiato. Le scuse dell’ex ministro alla famiglia arrivarono due giorni dopo e con esse la decisione da parte della Procura di Roma di riesumare la salma, grazie anche alle pressioni della famiglia che chiedeva verità.

La famiglia Cucchi aspetta verità sulla questione e la superperizia accende le speranze per porre fine ad una vicenda che ha molti punti oscuri, e su cui è doveroso far luce per rendere efficiente, quanto credibile, la Giustizia nel nostro paese. Ormai da tre anni, Ilaria Cucchi si batte romanticamente per rendere verità e giustizia a suo fratello, ucciso mentre era nella “mani dello Stato”. Stefano dopo l’arresto ha soltanto visto per una volta suo padre, il giorno in cui fu processato per direttissima. Il padre già si accorse che qualche cosa non andava in Stefano e per questo ha continuato, insieme alla moglie e alla figlia, a cercare un contatto con il figlio. Non gli è stato permesso. Bugie, indifferenza, ignoranza hanno accompagnato Stefano fino alla fine della sua vita e questo dalla famiglia non è stato mai accettato. Oggettivamente, è impossibile da accettare. “Stefano stava bene quando lo hanno arrestato. È stato il pestaggio nei sotterranei del tribunale a portarlo alla morte”, tuona da molto tempo Ilaria Cucchi, che ha portato questa triste storia in ogni angolo di vita sociale e civile di Roma e d’Italia. Perché questa è una storia di tutti in quanto la vittima era una persona come tante, inserita nella grande numerologia della società e che fa parte di quella che comunemente chiamiamo normalità.

E’ stato realizzato un film sulla storia di Cucchi, promosso anche dal Il Fatto Quotidiano nei mesi scorsi, 148 Stefano in cui si parla della vicenda sotto una luce per certi versi intima ma che non distoglie il fascio dal percorso giuridico che sta compiendo la vicenda. A seguire il caso c’è l’avvocato Fabio Anselmo, noto alle cronache per essersi già occupato di altri casi scomodi in cui a morire tra le mani dello Stato c’erano un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, e un uomo di 42 anni, tale Giuseppe Uva. Ed è proprio con i parenti di queste vittime, Patrizia Moretti, Lino Aldrovandi e Lucia Uva, che Ilaria sta combattendo affinché ci sia verità per Stefano e per tutte quelle morti che hanno come comun denominatore l’illegittimo abuso di potere, e le misteriose vicende legali che hanno difficoltà a slegarsi dal nodo nevralgico del coinvolgimento delle forze dell’ordine e dello Stato, venuto a mancare proprio quando doveva imporre la sua legale presenza. Alla lotta ormai si è aggiunta -purtroppo- anche la famiglia di Michele Ferrulli, l’uomo pestato e poi deceduto durante un fermo di polizia a Milano.

Stefano Cucchi

Il prossimo 18 luglio i sei tecnici dovranno consegnare la perizia, accertando le cause e i mezzi che causarono la morte di Stefano Cucchi; l’epoca dei fatti, la natura e la causa delle lesioni che aveva prima dell’ingresso nel carcere di Regina Coeli, e se ci sia stata la dovuta assistenza nei suoi confronti, se questa non abbia causato la morte dal momento che non è stata adempita. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, si dice, e speriamo che questi capelli possano essere ben pettinati e affascinanti alla vista; naturale conseguenza del raggiungimento della verità, per una morte che non doveva avvenire e su cui è doveroso attribuire delle responsabilità e dei colpevoli.

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