Pubblicato il: ven, mag 4th, 2012

La Francia e la Generazione H: sostenere il passato per riprendersi il futuro

di Matteo Molon

François Hollande

La Francia e la Generazione H(ollande). Giovani che quasi passando inosservati sostengono il candidato francese della gauche, della sinistra, nella tortuosa strada delle elezioni francesi, tra brevissimo al termine.

Una generazione che si rende conto avere due caratteristiche fondamentali, rispetto alle gioventù politicizzate dei decenni passati: conosce poco le ideologie e punta più sulle idee e sugli ideali, e ultima ma non meno importante, ha  piedi e  cervello saldamente ancorati a terra.

Non si lancia certamente in grandi sviolinate o mete utopiche, preferisce assai di più il ”poco e buono”, progetti realizzabili nell’immediato ma con effetti positivi di lunga durata.

La loro età è quella giusta per essere propulsori di energia e impegno: tra i 20 e i 30 anni, e la campagna si estende sui vari canali di comunicazione utilizzabili: la strada, le scuole, le università e il web. Quando si ritrova parla di tolleranza e giustizia, prima che di colori politici.

Ma soprattutto di ”speranza”; perché è la generazione che sta vedendo un futuro meno prospero di quello dei loro genitori. Sono giovani che puntano sulla difesa dei diritti elementari quali un lavoro, una casa e alla possibilità di studiare; difendono le certezze, che in questi anni di crisi sociale oltre che economica, si ha il sentore, vengano messe sempre più in discussione.

Un mondo occidentale che pare stia tornando indietro di 40 anni rispetto alle conquiste sociali appena raggiunte nel secondo dopoguerra, conquiste che oggi ritornano appena nate e deboli, necessitando perciò di protezione.

La generazione H, nonostante il superamento dell’ideologia, crede ancora nel sistema partitico come fondamento delle democrazia, supportando Hollande, sia l’uomo che il progetto.

Sono una gioventù che si informa liberamente su internet, non guarda certi stupidi programmi tv, viaggia, scambia esperienze umane dal sapore internazionale partendo in Erasmus durante gli anni accademici. E’ pratica dell’Euro e non dei vecchi coni, non ha ricordi di quell’Europa delle frontiere, prima del Trattato di Schengen. Non conosce il clima limitante e strozzante della Guerra Fredda.

Sono nati un passo avanti rispetto alle loro madri e padri, cresciuti in un contesto sociale più moderno, senza quindi venire a contatto con quell’arretratezza che può corrompere il pensiero, un’ottica rivolta al progresso, preposta al rinnovare più che al conservare.

Perché, da sempre, un generazione pone le basi, e quella successiva, sapientemente, continua nella costruzione. A meno che, nel frattempo del ricambio generazionale, qualcosa non le danneggi, o distrugga, e costringa a ripartire da capo.

Un altro fatto che ha segnato questi giovani è sicuramente il governo di Sarkozy, sentito distante dai bisogni della gente comune. L’avversione verso il presidente uscente porta gli indecisi a far cadere la scelta del voto sul candidato socialista, accomunati dal comune intento del ”mandare a casa”, frase nota anche agli italiani e all’ex governo Berlusconi, con la differenza che, mettendo da parte per un secondo risvolti negativi e positivi, Sarkò ha sempre goduto di una connotazione giovanile.

Qual è l’esito maggiormente probabile?

I giovani della generazione di François Hollande, domenica prossima 6 maggio 2012, andranno a votare al secondo turno e, benché il progresso sia nella loro forma mentis, la battaglia sarà una nuova Presa della Bastiglia, per il mantenimento dei diritti, delle conquiste del passato. Un progresso che in termini temporali si delinea dunque come una “pausa” sul disco del confronto/ scontro politico, per prendere tempo e non permette che venga azionato ”indietro”.

La Rive gauche della Generazione H(ollande) si spera troverà allora la propria Vie en Rose, celebrando Édith Piaf nei festeggiamenti della vittoria.

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