Pubblicato il: mar, mag 1st, 2012

“Chi ha paura della trasparenza?” L’auto candidatura Santoro-Freccero scatena reazioni al vetriolo

Di Laura Aguzzi

Michele Santoro

Dopo l’annuncio in diretta a “in ½ mezz’ora”, il programma di Lucia Annunziata su Raitre, il festival del giornalismo di Perugia è stata la cornice scelta  per lanciare la propria auto candidatura a direttore generale e Presidente della Rai da parte di Michele Santoro e Carlo Freccero. Di fronte all’Hotel Brufani di Perugia, prima della conferenza stampa annunciata all’ultimo minuto per le cinque e trenta di domenica pomeriggio, c’è grande fermento. Qualche curioso si avvicina, i giornalisti più incalliti hanno l’aria un po’ scettica. Pochi minuti di anticipo e i due entrano accompagnati da Giulia Innocenzi, che tiene fra le sue mani alcuni fogli. L’atmosfera è tesa, Santoro in particolare ha l’aria di qualcuno che lancia un sasso in uno stagno e aspetta di vedere se sarà inghiottito nel fango o se rimbalzerà per un po’ provocando movimento nell’acqua ferma.

“Santoro e Freccero sono i migliori alleati di Monti” esordisce così, con una battuta a effetto, Giulia Innocenzi: i fogli che tiene in mano sono il bando pubblicato online per il posto di direttore-generale della BBC. “I candidati sono invitati a inviare lettera di presentazione e curriculum vitae, specificando brevemente il loro punto di vista sulle sfide e le opportunità che la BBC si trova ad affrontare e spiegando come le proprie conoscenze e capacità si adattino al ruolo nello specifico”: con una certa sorpresa si scopre così che è in questo modo che si candida al posto di direttore-generale di una delle più grandi compagnie di telecomunicazioni del mondo, un’azienda che nella sua varietà di produzioni e programmi utilizza mediamente un budget di 5,22 miliardi di euro l’anno, all’incirca il doppio di quello della Rai. Il bando per il posto è pubblico e reperibile online (al sito https://careers.bbc.co.uk/fe/tpl_bbc01.asp), così come lo sono quelli di molti dei posti di lavoro che si creano in questa grande compagnia. Non solo i grandi direttori, infatti, hanno una speranza di essere selezionati per lavorare in questo tempio della telecomunicazione, ma anche i giovani aspiranti giornalisti hanno ogni anno la loro chance: tramite il BBC Trainee Scheme, infatti, l’azienda mette in atto annualmente una sorta di praticantato, selezionando su criteri di merito circa 15 aspiranti giornalisti per formarli lavorando e con un salario più che dignitoso. Una pratica lontana anni luce dalla formazione italiana nelle carissime scuole di giornalismo.

E in Italia, appunto, come si fa a entrare in Rai? La proposta di Santoro e Freccero è stata accolta dai più come una semplice provocazione, e da alcuni come un temibile attentato alla libertà di espressione e all’imparzialità della Radiotelevisione Italiana. Assennati membri della Commissione di Vigilanza Rai, come ad esempio Enzo Fasano del PDL, hanno tacciato la candidatura come addirittura “degna della Corea del Nord”.  Eppure, l’idea dei curriculum online e di una selezione basata su criteri di merito, piuttosto che su una media ponderata degli interessi politici, dovrebbe essere la norma più che l’eccezione: essa presupporrebbe, infatti, una rivoluzione nel metodo con cui avere accesso e lavorare nel contesto della più grande realtà di telecomunicazioni del nostro paese. L’ultimo concorso pubblico per entrare in Rai come giornalisti risale, ad esempio, al 2010 ed è finito al Consiglio di Stato: dopo molti ricorsi al Tar, il concorso è stato giudicato infatti come viziato di irragionevolezza per il “limite di tipo territoriale frapposto alla procedura selettiva”. Quasi impossibile recuperare online altre informazioni sul seguito dell’accaduto. I direttori generali, invece, sono nominati dal Consiglio d’Amministrazione Rai, a sua volta eletto dalla Commissione di Vigilanza Rai, o più propriamente Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Istituita nel 1975, la Commissione vede la partecipazione di parlamentari e senatori della maggioranza e dell’opposizione, ponendo cioè, di fatto, il servizio pubblico strutturalmente sotto il diretto controllo della politica. Composta da 34 membri, più due segretari, due vicedirettori e un direttore (Sergio Zavoli), la Commissione dovrebbe eleggere le nuove tre cariche chiave dell’azienda: il Direttore-Generale, il Presidente e Consiglio di Amministrazione. Da notare che per le nomine non vi è una scadenza dettagliata, né sono esse basate sulla presentazione di dossier di alcun tipo: si tratta semplicemente di nomine politiche per la gestione di un’azienda pubblica.

Le pressioni dei partiti su queste nomine sono fortissime: qualcuno ricorderà le dichiarazioni del supertecnico Mario Monti durante la sua apparizione a “Che tempo che fa” a Gennaio, quando affermava che nel giro di un paio di settimane sarebbe riuscito a sistemare la situazione in Rai. Di tempo ne è passato un po’ di più e le cose sembrano non essersi per niente sbloccate, aggravate anzi dalle pressioni derivanti dalla questione dell’asta delle frequenze televisive. Ugualmente indicative degli interessi che la Rai è capace di suscitare sono le reazioni velenose che la proposta ha ricevuto dai maggiori partiti: “carnevale è finito da due mesi”  il commento aspirante-ironico del Vicedirettore Commissione Vigilanza, Giorgio Merlo (PD), mentre Alessio Butti,  capogruppo del Pdl in Commissione  Vigilanza, riduce il tutto ad un’operazione di marketing e promozione personale. Reazioni positive si registrano al contrario da parte di Arturo Parisi (PD), Antonio di Pietro (IdV) e Nichi Vendola (SEL), nonché di Roberto Saviano (e del pubblico al teatro Morlacchi di Perugia…).

Carlo Freccero

A molti in fondo sembra sfuggire il punto centrale della questione: indubbiamente le candidature Santoro-Freccero nel merito sono opinabili come lo sarebbe quella di qualunque altro.  Non si tratta dell’elezione di questo tandem specifico a essere al cuore della questione, ma quella di rendere trasparente e responsabile una procedura dove finora il cittadino e contribuente RAI non ha avuto alcuna garanzia di equità e professionalità. Un’opacità che ha avuto spesso conseguenze nefaste per l’azienda con la nomina di persone incompetenti (di cui non facciamo nomi per imparzialità), nomine mai attuate (Paolo Mieli, evidentemente scomodo per molti) o lampo (ad esempio Lucia Annunziata, eletta come Dg per meno di un mese). In un’ottica di azienda, questi sono errori oggettivamente gravissimi e un reclutamento aperto e trasparente dovrebbe essere auspicato per il benessere del sistema RAI. Più che una candidatura personale o reale, l’iniziativa Santoro-Freccero sembra allora forse il grido appassionato di chi ha visto fare a pezzi il servizio pubblico italiano e avrebbe voluto impedirne l’assassinio.

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