Il mio viaggio nella foresta tradizionale ‘Pangajit’ in Borneo Occidentale: L’incontro con un leader per la tutela ambientale che è resistito alla tentazione capitalistica delle piantagioni di palme da olio
di Jemy Haryanto
La foresta tradizionale ‘Pangajit’ nel distretto di Bengkayang, nel Borneo Occidentale, Indonesia, si denota per la presenza di un uomo che vede la necessità di salvaguardare l’ambiente.
Allo stato attuale, vi sono varie forme di violazione nei confronti della foresta, date dalle attività di sfruttamento che spesso vengono svolte da alcune persone. Sono già milioni gli ettari di foresta in Borneo Occidentale che sono stati abbattuti, bruciati ed in seguito trasformati in piantagioni di palme da olio, senza curarsi dell’impatto e delle conseguenze che sorgeranno in futuro.
Ma la presenza della foresta è essenziale per la vita umana. Non solo funge da raccoglitore per l’acqua piovana, ma è in grado di regolare anche l’equilibrio naturale. Non è difficile notare che, all’arrivo della stagione delle piogge, diverse zone del Borneo Occidentale in particolare ed in generale in tutta l’Indonesia, sono costantemente soggette ad allagamenti. Ciò è comprensibile, poiché oggi non c’è più terra in grado di assorbire quelle grandi quantità di acqua. Per non parlare della minaccia dello smog che si ripresenta ad ogni stagione secca.
È triste che solo pochi di noi si preoccupino di ripristinare e preservare la foresta. Se ce ne sono, si possono contare sulle dita di una mano. Soltanto una manciata di persone si interessano a ciò. Mentre le foreste dell’Indonesia sono i polmoni del mondo.
Una di queste persone è Danianus Nadu, 47 anni, meglio conosciuto come Nadu. Attivandosi e lottando instancabilmente, ha fatto del suo meglio per tutelare la foresta nell’area in cui vive dalle mani dei devastatori; ha fornito consulenza, ha poi stipulato un accordo con diversi gruppi il cui contenuto vietava severamente a chiunque, per qualunque scopo, di far abbattere gli alberi in quella zona forestale.
Le mobilitazioni di Nadu nei confronti della natura scaturiscono da un senso di preoccupazione. Successe all’incirca quindici anni fa (nel 1997). A quel tempo egli vide in prima persona come la gente potesse distruggere la foresta senza poi avviare un’opera di rimboscamento. Ora le colline sono diventate brulle, molti terreni si son fatti aridi. Persino un’area non lontana dal suo villaggio, in passato considerata riserva forestale protetta, si è presto trasformata in un deserto arido. Di conseguenza, l’acqua del fiume è divenuta torbida in diverse zone a causa della contaminazione dovuta all’erosione del terreno.
Tale situazione ha messo in allarme il capo della tribù Dayak. Questi è molto triste e sconfortato. Le condizioni in cui si trova ora sono molto diverse da ciò che egli vedeva da bambino. In passato in quella zona l’atmosfera era così naturale e verdeggiante. Le piante nella foresta dal fusto grande e robusto crescevano alte. Si sentiva spesso il cinguettio degli uccelli ed i versi degli animali selvatici. Ma ora le cose sono cambiate. Sono cambiate trasformandosi in piantagioni di palma da olio che ricoprono milioni di ettari.
Non a torto, questa situazione ha acceso nel popolo Dayak, nell’etnia locale Dayak Bakatik, la consapevolezza di dover fare qualcosa. E allora Nadu si è adoperato per agire in qualche modo. Si è messo in viaggio. “Ho deciso di fare un confronto, spinto dalla curiosità. Mi sono inoltrato da solo nella foresta, camminando a piedi per una distanza di decine di chilometri. Da valle a monte. Di villaggio in villaggio,” ha dichiarato Nadu.
L’escursione di Nadu attraverso la foresta si è protratta per molti giorni. Per realizzare il suo paragone egli ha fatto alcune osservazioni in ciascuna delle zone danneggiate o che sono state trasformate in piantagioni di palme da olio. Ha raccolto quante più informazioni possibili dalle persone che ha incontrato, per poi riflettere cercando di dare una risposta a tali danni, e pensare ad una possibile soluzione.
“Grazie al mio viaggio ho capito che per ora c’è qualcosa di sbagliato nella nostra società, specialmente per quanto riguarda le comunità rurali. Sono così facilmente influenzabili dalla seduzione del capitalismo delle piantagioni di palma da olio. Tanto che per un’offerta di poco denaro, essi sono disposti a deforestare. Questo per la loro mancanza di comprensione dell’importanza del manto forestale,” ha affermato l’uomo, semplice, sempre intento a fumare una foglia arrotolata di simpur. Appare molto naturale.
In seguito a ciò, Nadu non è rimasto in silenzio. Ha cominciato a lavorare sodo per proteggere la foresta rimanente, di circa 200 ettari, nella zona più settentrionale del suo villaggio, in origine definita come area forestale tradizionale Pangajit. Ha iniziato a riunire la gente del villaggio. Ha poi risvegliato in loro la comprensione e la consapevolezza dell’importanza della preservazione della foresta. Li ha incoraggiati persino a fare pressioni al governo per collaborare insieme rifiutando tutte le proposte di affari per le piantagioni di palme da olio nella foresta.
Non è stato facile per Nadu, ci è voluto molto tempo, ha lottato a lungo per cercare di proteggere la foresta. È stato spesso deriso e disprezzato dagli abitanti del villaggio. Altri lo hanno preso per pazzo. Come se non bastasse, la maggior parte della gente era convinta che Nadu facesse tutto ciò per ottenere il controllo di quella parte di foresta. Molte accuse sono state mosse nei suoi confronti. Non c’è da stupirsi che egli alle volte abbia dovuto scontrarsi con gli abitanti della zona. Si è spesso trovato in contrasto anche con funzionari corrotti delle forze dell’ordine. Tuttavia, Nadu non si è mai dato per vinto. Ha continuato a diffondere consapevolezza alla sua comunità.
Col tempo, la lotta e la determinazione di Nadu hanno prodotto dei risultati. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo la protezione e conservazione del manto forestale è cresciuta, e il signor Nadu ha invitato tutti gli agricoltori a prestare attenzione alla foresta, servendosi di terreni liberi che non sono ancora stati utilizzati come campi da semina. Non c’è così bisogno di creare nuovi spazi abbattendo la foresta.
Non solo, il governo ha infine accolto le sue richieste confermando che l’area in questione è foresta tradizionale nel 2001. I diritti alla sua custodia e gestione sono stati lasciati interamente alla comunità.
Ma la lotta di Nadu non si è fermata qui. Dopo essere riuscito a risvegliare la consapevolezza del suo popolo, ha poi dovuto scontrarsi con i capitalisti delle piantagioni di palme da olio. Non pochi di loro sono venuti a fargli visita. Hanno poi cercato di persuaderlo a collaborare con loro. Naturalmente con denaro e beni materiali. Ma Nadu non si è lasciato abbindolare da tutto ciò.
Oggi, l’uomo è stato selezionato dal governo locale quale potenziale beneficiario del premio “Kalpataru” dal presidente indonesiano, assieme alla sua gente, per essere riuscito a rallentare le attività delle imprese di palme da olio nella zona. Dalla lotta di Nadu per la salvaguardia ambientale ne trae beneficio non solo la gente del Borneo Occidentale, ma la società in generale. Vale a dire la comunità mondiale. Per i problemi associati al Global Warming.
Altro fatto importante è che, attualmente, l’area forestale tradizionale ‘Pangajit’ è stata indicata come destinazione turistica e rappresentativa per tutte le organizzazioni di ricerca di studenti, studiosi, persino per le ONG che si occupano della salvaguardia ambientale. Oltre a comprendere molti luoghi considerati esotici, qui la zona forestale è intatta. E per questo si possono trovare diverse specie di flora e fauna in pericolo d’estinzione.
Nota: ecco alcune delle specie di piante che sono ancora presenti nella foresta ‘Pangajit’ : Bengkirai (Sorealaevis), Kapur (Dryobalanops spp.), Tapang (Richardia sp), Mangaris (Koompassiaexcelsa), Belian o Ulin (Eusideroxylon zwageri), Mentangor (Calophyllum spp.), Nibung (Oncospermatigillarium), e Tengkawang (Shoreastenoptera). Si possono anche osservare tre tipi di Meranti. Cone il Meranti di Pietra (Shorealeprosula), il Fiore Meranti (Shoreaparvifolia), ed il Meranti Giallo (Shoreamojongensis). Tutte questa piante presentano un tronco di grande diametro ed ammontano all’incirca a 200 fusti.
Diverse specie di animali rari inoltre vivono ancora in questa foresta: il Lempiau (Hylobatesmuelleri), il Beruk (Macaca nemestrina), la Tigre Akar o Dahan (Neofelis nebulosa), il Kukang (Nictycebuscoucang), e molte altre specie.












