Pubblicato il: dom, apr 22nd, 2012

Docente italiano arrestato e delegazione Onu presa a sassate da coloni ebrei

di Nora Sif Dine

Giorgio Catalan

Qualche giorno fa, ad Hebron (in Ebraico, ”Al-Khalil” in Arabo) – Cisgiordania, durante una visita della delegazione Onu, composta per la maggior parte da giuristi europei e professori universitari, giunti nella piccola colonia ebraica di Bayt Hadasa per una conferenza sulla futura entrata nelle Nazioni Uniti della Palestina, l’inciviltà si è personificata come d’incanto.

In perfetto stile medioevale, i coloni ebrei del luogo si sono esibiti in una performance di lanci spettacolari di pietre e di spazzatura addosso alla delegazione Onu, guidata dal professore dell’università di Hebron, Muhammad al-Jarbini.

Lo scopo della delegazione era l’osservazione e la verifica del trattamento che i coloni occupanti riservano ai palestinesi nella zona di Bayt Hadasa, e la partecipazione a qualche conferenza.

Alcuni professori e ricercatori dell’Università di Oxford in visita hanno paragonato la situazione attuale al vecchio regime di apartheid del Sudafrica, definendolo nazista.

Il lancio di sassi non è tuttavia l’unico spiacevole inconveniente verificatosi in questi giorni, che colma inesorabilmente le liste di ingiustizie d’Israele, da poco infatti si è appreso dell’arresto di un insegnante dell’Istituto Tecnico Volta, Giorgio Catalan, triestino cinquantasettenne, un militante pacifista che collaborava con l’associazione “Salam Ragazzi dell’Olivo”.

Il professor Giorgio Catalan è stato accusato di manifestazione non autorizzata, alla quale hanno preso parte numerosi attivisti europei, al suo arresto è seguito quello di Issa Amro, attivista dell’associazione ”Youth Against the Settlements” e Abdellah Abu Rahma, il cui destino è ora ignoto. Giorgio Catalan dopo una settimana di detenzione è stato rimpatriato con volo Tel Aviv/Roma.

Il docente del Volta afferma che l’amara esperienza vissuta è stata delle peggiori, e che i pacifisti avevano fatto resistenza passiva quando le forze dell’ordine israeliane intendevano arrestare alcuni palestinesi senza motivazioni valide, e durante la pausa pranzo in università.

“Sono andato in Palestina nel periodo delle vacanze di Pasqua assieme a mia moglie e altri due amici. Volevamo partecipare alla conferenza di Bil’in, un evento molto importante. Erano previsti una serie di incontri sia nella località di Bil’in che a Hebron. Non è stato un viaggio turistico, ma un impegno serio a favore di quelle popolazioni. A Hebron – continua – c’è una situazione incredibile. La polizia chiude le strade ed effettua controlli molto duri e violenti. Poi ci sono i coloni che, ho visto, si comportano in modo molto aggressivo nei confronti dei palestinesi. Ed è stato in questa situazione che sono stato arrestato”.

Benvenuti in Palestina 2012 - manifestazione pacifista

Marco, un giovane pacifista di Padova facente parte della medesima associazione di Giorgio Catalan, rifiutando l’espulsione subirà invece un processo nei prossimi giorni.

Israele non ha fornito spiegazioni inerenti gli arresti e le accuse, nonostante le richieste formali dei consoli italiani a Gerusalemme e dell’ex vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini.

Siamo così avezzi alle tirannie israeliane, che oramai la domanda “perché lo fanno?” cade nel vuoto con un tonfo alquanto sordo, mentre un’impressionante interrogativo si pone dinanzi alle folli accuse e ai rimpatri forzati, soprattutto nel quadro di un epoca di ascesa, rivoluzione telematica e progresso tecnologico dove l’informazione circola più del sangue nelle vene:

perché i giornali locali di Trieste non hanno accennato all’arresto di Giorgio Catalan? Qual è la ragione del silenzio mediatico di fronte alle angherie israeliane?

Della serie “campagna mediatica taciturna e volubile” in action!

  • http://4realinf.wordpress.com Pitocco

    La domanda ha la risposta giusta nel commento già espresso, ma ancor più nella subdola connivenza di un senso di colpa di cui non siamo mai stati ne attivi o passivi partecipi. Quella fu una colpa dei nostri padri o dei nostri nonni, ma condannare l’intera mondialità per un atto di barbarie come quella che fu il nazismo equivale a non accettare la capacità di conoscerne i limiti, le sue profonde origini, i suoi intrecci con il mondo sionista che dagli anni del primo novencento si andava tessendo con le frange piàù estreme del futuro nazional socialismo. In Italia poi, se qualcuno ha avuto la pazienza di leggere gli intrecci tra il fascismo e la nascita dello stato di israele, forse capirebbe molte cose e perché queste non vengono dette (sarebbe un onta per tutti i vari pacifici). Giavazzi, che nel suo libro “L’asse Tel Aviv- Roma-Berlino” descrive con documentazione mastodontica, spiega molto bene quella serie intricata di connivenze, di opportunismo che sionismo-nazismo-fascismo ebbero durante tutto il periodo che va da inizio del 900 fino alla fine della 2a guerra. Questo i grandi giornali non lo scrivono, ma anche allo Yad Vashme c’è una targa che ricorda gli accordi tra nazismo e sionismo e sta lì in bella mostra…alla faccia di i supposti sei milioni. Se poi si leggono i documenti americani dello American Jews Committee nelle dichiarazione del suo esponente di spicco, cero Dr. Heller, allora qualche interrogativo sale sempre di più.

  • Massimo Ventaloro

    la risposta gentile alla domanda finale è : Paura di essere accusati di antisemitismo ( giocando sull’ignoranza delle persone ..) .. ma sono ormai evidenti i casi di puro e semplice asservimento giornalistico verso gli enti statali , religiosi , economici etc. Giornalisti ke si fregiano ABUSIVAMENTE di questo nome !!

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