Docente italiano arrestato e delegazione Onu presa a sassate da coloni ebrei
di Nora Sif Dine
Qualche giorno fa, ad Hebron (in Ebraico, ”Al-Khalil” in Arabo) – Cisgiordania, durante una visita della delegazione Onu, composta per la maggior parte da giuristi europei e professori universitari, giunti nella piccola colonia ebraica di Bayt Hadasa per una conferenza sulla futura entrata nelle Nazioni Uniti della Palestina, l’inciviltà si è personificata come d’incanto.
In perfetto stile medioevale, i coloni ebrei del luogo si sono esibiti in una performance di lanci spettacolari di pietre e di spazzatura addosso alla delegazione Onu, guidata dal professore dell’università di Hebron, Muhammad al-Jarbini.
Lo scopo della delegazione era l’osservazione e la verifica del trattamento che i coloni occupanti riservano ai palestinesi nella zona di Bayt Hadasa, e la partecipazione a qualche conferenza.
Alcuni professori e ricercatori dell’Università di Oxford in visita hanno paragonato la situazione attuale al vecchio regime di apartheid del Sudafrica, definendolo nazista.
Il lancio di sassi non è tuttavia l’unico spiacevole inconveniente verificatosi in questi giorni, che colma inesorabilmente le liste di ingiustizie d’Israele, da poco infatti si è appreso dell’arresto di un insegnante dell’Istituto Tecnico Volta, Giorgio Catalan, triestino cinquantasettenne, un militante pacifista che collaborava con l’associazione “Salam Ragazzi dell’Olivo”.
Il professor Giorgio Catalan è stato accusato di manifestazione non autorizzata, alla quale hanno preso parte numerosi attivisti europei, al suo arresto è seguito quello di Issa Amro, attivista dell’associazione ”Youth Against the Settlements” e Abdellah Abu Rahma, il cui destino è ora ignoto. Giorgio Catalan dopo una settimana di detenzione è stato rimpatriato con volo Tel Aviv/Roma.
Il docente del Volta afferma che l’amara esperienza vissuta è stata delle peggiori, e che i pacifisti avevano fatto resistenza passiva quando le forze dell’ordine israeliane intendevano arrestare alcuni palestinesi senza motivazioni valide, e durante la pausa pranzo in università.
“Sono andato in Palestina nel periodo delle vacanze di Pasqua assieme a mia moglie e altri due amici. Volevamo partecipare alla conferenza di Bil’in, un evento molto importante. Erano previsti una serie di incontri sia nella località di Bil’in che a Hebron. Non è stato un viaggio turistico, ma un impegno serio a favore di quelle popolazioni. A Hebron – continua – c’è una situazione incredibile. La polizia chiude le strade ed effettua controlli molto duri e violenti. Poi ci sono i coloni che, ho visto, si comportano in modo molto aggressivo nei confronti dei palestinesi. Ed è stato in questa situazione che sono stato arrestato”.
Marco, un giovane pacifista di Padova facente parte della medesima associazione di Giorgio Catalan, rifiutando l’espulsione subirà invece un processo nei prossimi giorni.
Israele non ha fornito spiegazioni inerenti gli arresti e le accuse, nonostante le richieste formali dei consoli italiani a Gerusalemme e dell’ex vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini.
Siamo così avezzi alle tirannie israeliane, che oramai la domanda “perché lo fanno?” cade nel vuoto con un tonfo alquanto sordo, mentre un’impressionante interrogativo si pone dinanzi alle folli accuse e ai rimpatri forzati, soprattutto nel quadro di un epoca di ascesa, rivoluzione telematica e progresso tecnologico dove l’informazione circola più del sangue nelle vene:
perché i giornali locali di Trieste non hanno accennato all’arresto di Giorgio Catalan? Qual è la ragione del silenzio mediatico di fronte alle angherie israeliane?
Della serie “campagna mediatica taciturna e volubile” in action!













