Pubblicato il: ven, apr 20th, 2012

Simoncelli, Bovolenta, Mancini, Morosini: morire per una passione

di Gianluca Valotti

Il calciatore Morosini

Sabato 14 aprile, doveva essere una giornata di calcio simile a tutte le altre: con la serie B pronta a aprire le danze del weekend calcistico, dando l’avvio ad un altro ennesimo fine settimana infuocato, calcisticamente parlando, alle classiche tensioni, polemiche più o meno serie ma che come tutti sappiamo fanno parte del gioco, vanno avanti a lungo, sembrano non finire mai, poi ricomincia la settimana e svaniscono quasi per magia; ogni persona, ogni appassionato di questa disciplina pensa a condurre la propria vita, la routine quotidiana, non vedendo l’ora che i giorni dal lunedì a venerdì trascorrano alla svelta e che  ritorni al più presto il tanto atteso sabato.

L’ultimo dei sabati calcistici e sportivi lo ricorderemo, resterà sempre impresso anche a coloro i quali, non amano particolarmente il calcio e lo sport: le giornate amare non si dimenticano, l’amarezza è una ferita che non può essere ricucita.

La perdita di Piermario Morosini è una di quelle perdite che, feriscono nel più profondo del cuore, uno di quei momenti in cui anche la persona che fino al dì precedente criticava i calciatori, li “colpevolizzava” di esser ricchi in modo esagerato, di mancato impegno, rispetto e amore per la maglia che indossano, si ferma a guardare il televisore, alza nervosamente il volume, lascia spazio ai sentimenti, alle emozioni, si fa trasportare da esse con tristezza per l’accaduto.

Morosini è entrato a far parte di coloro che muoiono per passione, mentre stanno facendo ciò che più amano, per cui si sono impegnati da un’intera vita e per cui hanno lottato credendo sempre e comunque in se stessi, nei propri sogni.

Sono la dimostrazione di quanto sia dura realizzare un sogno, degli ostacoli e imprevisti da affrontare per riuscirci, della gioia che si prova a vivere l’esistenza sempre desiderata, una favola ad occhi aperti.

Le favole prima o poi come tutto del resto, hanno una fine: giusta o sbagliata che sia.

Negli ultimi sei mesi, partendo dal 23 ottobre ci hanno lasciato: Marco Simoncelli, Vigor Bovolenta, Franco Mancini e Piermario Morosini.

Le lacrime versate appena apprese le notizie, ripercorrendo mentalmente ed emozionalmente le vittorie ottenute dai compianti sportivi, racchiudono il dolore per tutti quelli che se ne vanno nel vivo di una passione: famosi o no, ricchi e poveri.

Molti, probabilmente la maggior parte degli esseri umani vivono inseguendo la ricchezza, sperando in qualsiasi modo di diventare ricchi, vivendo con la convinzione che il denaro donerà loro tutto e che li renderà immuni da qualsivoglia delusione.

Da Simoncelli a Morosini: quando i soldi non bastano, non servono a colmare il dolore.

Chi meglio dei familiari che hanno perso nel giro di attimi la propria ragione di vita, è in grado di dire, affermare sinceramente: “I soldi non danno la felicità”?

Si dice che a tutto ci sia una spiegazione: come si spiegano le morti improvvise contro natura di giovani innocenti?

 Perchè chi ha tante annate avanti a sé, motivi per continuare il proprio cammino vitale se ne va in questo modo, lasciando un vuoto nei padri, nelle madri, nei figli e fratelli?

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