Pubblicato il: gio, apr 19th, 2012

Maschio, femmina o gay?

di Ilaria Stradoni

La pubblicità poco "attenta" di un noto locale del veronese
Foto scattata da Mariella Rendon

Maschio, femmina o gay? Scegli il tuo pollo.

Recita cosi una pubblicità nata per promuovere un’offerta gastronomica di un noto locale nel veronese. Ci possono essere varie interpretazioni allo slogan: la prima, parafrasando, sarà “sei maschio, femmina o gay? Non importa, vieni comunque da noi a mangiare il pollo”.

L’intento di questa pubblicità sarebbe quindi quello di attirare più gente possibile e lo farebbe cercando di aprire esplicitamente le porte anche alla clientela omosessuale. Il modo utilizzato per esprimere questa volontà però è sbagliato, non discriminatorio, non offensivo, semplicemente sbagliato. Accostare infatti l’essere maschio o femmina ad una preferenza sessuale, l’essere gay, è errato, solo per il fatto che anche una persona gay è o maschio o femmina.

La seconda interpretazione è quella che vede invece accostato il termine “gay” proprio all’animale pollo. In questo caso il pollo verrebbe considerato gay perché non gallina, femmina, né gallo, maschio dominante. Il pollo infatti è di sesso maschile ma non è dominante poiché non in grado di fecondare.

Accostare però l’immagine di pollo ad una persona omosessuale è sì offensivo (chi non se la prenderebbe ad essere chiamato pollo?) e altresì ignorante; non tutti i gay sono uomini effemminati così come non tutte le lesbiche sono donne mascoline, al contrario di come spesso vengono percepiti e classificati. Da queste gaffe pubblicitarie traspare ancora una volta quanta disinformazione e diffidenza ci sia attorno al mondo omosessuale causa ed effetto di un immaginario retrogrado che spesso porta a conclusioni sbagliate, dettate da una profonda  arretratezza culturale. E quanto più si tenta di nascondere quest’arretratezza, senza liberarsene veramente, tanto più ci si ritrova a fronteggiare situazioni del genere, dove la macchia di finto buonismo diventa sempre più scura. È pur vero che, il semplice fatto che se ne parli, porta a credere che forse il tema dell’omosessualità comincia a non essere più un tabù. Parlare di gay in Italia è sicuramente ancora difficile ma, se da un lato la realtà dei fatti presenta un paese in divenendo, incuriosito dalle differenze e quindi aperto anche all’omosessualità, dall’altro c’è ancora un certo grado di diffidenza. Fino a poco tempo fa infatti era considerato impensabile menzionare la parola “gay” in un cartellone pubblicitario. Quindi è vero, sì, che si fa sempre meno fatica a parlarne ma in che termini? Affrontare un qualsiasi argomento senza cognizione di causa non è tra le migliori scelte che si possano compiere, perché seppure lo slogan in questione sia in grado si suscitare l’ilarità dei più, di certo si tratta di un’ironia inverosimile che invece di attirare la clientela con un rudimentale e grossolano approccio gay friendly, riesce a confermare l’idea che c’è ancora tanta strada da fare prima di giungere ad una vera ed effettiva consapevolezza. Non esiste il genere gay, lesbica, bisessuale o transessuale, esiste solo il genere umano, uomo o donna.

  • Stefano Romano

    Brava! Bell’articolo!

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