Pubblicato il: mer, apr 18th, 2012

Serrate i ranghi, a Roma torna il divide et impera

di Francesco Pirillo

Roma - Protesta dei Centurioni

In tempi non sospetti erano i Romani a dettare legge. Non c’era nessuno che poteva contrastare l’ipse dixit romano. Con la forza e con l’astuzia Roma ha saputo mantenere un’egemonia senza rivali per molto tempo. Le cose ora sono in parte cambiate. Qualche strascico di Impero, senza ovviamente farneticare su questioni politiche riguardanti le “moderne” strategie militari adottate da alcuni Stati, c’è anche nel terzo millennio e a rappresentarlo ci pensano gli odierni Centurioni che presidiano quotidianamente, ormai da una quindicina d’anni, il Colosseo. La loro funzione non è ovviamente legata a qualche senatore o imperatore dell’urbe, ma si prestano per le foto-ricordo dei turisti. Con la pioggia o sotto il sole, a 5 o a 30 gradi, si travestono da perfetti antichi romani e (cara pecunia) fanno vivere l’antica bellezza capitolina il tempo di uno scatto.

I modi a volte un po’ rudi, ma d’altronde il luogo comune disegna così il romano, e la retribuzione dopo la posa, creano da tempo qualche problema di ordine politico-sociale per la giunta capitolina. Chiunque essa sia. Infatti, è proprio di questi giorni la notizia che la giunta Alemanno abbia intenzione di regolarizzare definitivamente i figuranti, facendo loro  seguire un nuovo ordinamento che li toglierebbe da sotto il Colosseo per spostarli in aree apposite, distanti dal monumento. I nostalgici militari romani non ci stanno perché temono che così diminuirebbe il loro lavoro, e in tempi di magra, non è mai una bella sensazione. Per questo, il 13 aprile scorso i centurioni hanno deciso di manifestare il loro dissenso proprio sotto al Colosseo, sul proprio posto di lavoro come facevano tanti anni fa gli operai nelle fabbriche, e due di loro si sono addirittura arrampicati sul Colosseo ed hanno appeso uno striscione con scritto: “Chi pò aiutacce? Non semo solo mele marce! Regolarizzate”. E che sia, da parte loro, adeguata per lo svolgimento regolare della loro attività, purché non si vada a casa.

Non potete mandarci via, da qui non ci muoviamo” gridano dall’arcata dell’anfiteatro. La Polizia di Roma Capitale (ex vigili urbani, pizzardoni in dialetto) accorre sul posto e li fa scendere. Qualche attimo di tensione quando un centurione in abiti civili cade, strattonato forse dagli agenti, un po’ di parapiglia ma pochi minuti torna la calma. Lunedì 16 aprile tornano in campo e con un sit-in chiedono aiuto ad Alemanno affinchè li regolarizzi. “Chiediamo solo che ci vengano date delle regole per poter lavorare nella legalità – afferma il portavoce dei centurioni David Sannino- ed aggiunge che “è un’attrazione per la città che il Comune ha a costo zero”. I centurioni vogliono assolutamente lavorare, puntando sul sentimento prettamente campanilistico, ma razionalizzando soprattutto sui tempi che corrono. La cosa che inoltre li impaurisce è l’attività di restauro del Colosseo che Diego Della Valle vorrebbe effettuare e del quale temono una gestione legata soprattutto al profitto. La loro paura è, quindi, di trovare nuovi centurioni all’interno dell’anfiteatro, contornati dalla migliore tecnologia moderna per attirare il maggior numero di turisti e curiosi. “Addio lavoro!”, dicono.

La questione gira su tre punti fondamentali: decoro, numero in crescita di figuranti e abusivismo. Lo stesso Alemanno dice che “se i centurioni accettano delle regole molto rigide ci può essere un confronto. Però loro non accettano la limitazione dell’area e cioè il divieto di stare troppo a ridosso dei monumenti”. Ipse dixit, anche Alemanno. Inoltre, continua il primo cittadino “il problema, oltre che di decoro, perché bisogna dare un’immagine adeguata, è anche la loro proliferazione perché quando sono nati erano circa 15 ora sono 60 e c’é il rischio che aumentino in maniera incontrollata”.

Vorrebbero consegnare ai centurioni dei patentini che gli riconosca “non una professione, ma un riconoscimento con lo stesso meccanismo degli artisti di strada, quindi a offerta”. Ovviamente questo significa per loro stare lontano da luoghi di culto e monumenti, rischiando di diminuire i gli introiti. Se li spostassero dal Colosseo in effetti farebbero un altro effetto. Nel frattempo, è stata approvata la nuova delibera riguardante proprio gli artisti di strada e l’ assessore alle Politiche Culturali e al Centro Storico, Dino Gasperini, ha ribadito che “i centurioni non hanno niente a che fare con gli artisti strada e per questo non sono all’interno della delibera”. La stessa, contestata dagli artisti di strada, anch’essi penalizzati per lo svolgimento della loro creatività. Fieri e protettori della propria creatività tuonano: “Vogliono uccidere l’arte di strada”. La normativa vigente in Italia in realtà non c’è, o meglio, è a discrezione delle amministrazioni comunali gestire la questione degli artisti di strada. Fino al 2001, prima che fosse abrogato, vigeva l’articolo 121 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) che consentiva la registrazione degli artisti di strada in appositi albi del comune di residenza. Le restrizioni, per quanto riguardano appunto Roma, prevedono una riduzione degli spazi di esibizione, la riduzione dei vari partecipanti che contemporaneamente esprimono la loro arte (per esempio non più di 6 artisti di strada in contemporanea a piazza del Popolo e più di 4 a piazza Navona), e inibiscono anche la possibilità all’artista di rimanere per più di 2 ore nello stesso posto. Ovviamente è prevista anche una riduzione in decibel per le emissioni acustiche delle formazioni che usano percussioni e strumenti vari. In Europa esistono altrettante limitazioni e addirittura nel Regno Unito (fonte Wikipedia) rilasciano una licenza previa audizione (?). Paese che vai, usanza che trovi.

Artisti di strada

Tra regole per un moderato vivere gomito-a-gomito e la libertà d’espressione che interessa l’arte, si gioca una partita dalle cospicue rilevanze sociali e, di riflesso, politiche. L’arte è improvvisazione, basti pensare al bebop prima e al free jazz dopo, aggregazione, ed è al di fuori di qualsiasi schema, se non quello di cui fa parte. Cercare di limitarla non solo in termini legislativi, ma anche in quelli professionali significa soffocarla.

La questione romana di questi giorni pone inesorabilmente di fronte due categorie di persone, i primi che utilizzano un costume per lavorare, ma che non hanno nulla a che fare con creatività e talento e i secondi che fanno della propria ispirazione e savoir faire un mestiere. I centurioni non possono essere considerati artisti di strada, e su questo non ci piove, ma allo stesso tempo hanno il diritto anch’essi di godere di una retribuzione regolarizzata che certifichi e qualifichi il loro operato. Gli artisti di strada ricevono offerte, ma vedono limitarsi lo spazio e il tempo per le loro esibizioni. E’ giusto regolarizzare, ma relegare l’arte soltanto nei grandi palazzi mentre per la strada lasciarla sconfinata in qualche comunale recinto significa privarla della sua forza e reprimerne lo scopo ludico e artistico che porta con sé.

A fine aprile il Comune di Roma deciderà sul da farsi e i centurioni attendono con ansia questa decisione. L’importante è non dimenticare che qualsiasi cosa si faccia e si riceva in cambio denaro è considerato lavoro, che di questi tempi sembra proprio nascondersi bene per una considerevole fetta di italiani. E’ quindi opportuno tenere conto anche della fatica che si spende per compiere un determinato lavoro e riconoscerne l’importanza, regolarizzando i centurioni ma senza togliergli la possibilità di continuare a lavorare.

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