“Termini Underground” – La crew multietnica che racconta l’epica a ritmo hip hop

di Stefano Romano

A volte nella vita occorre avere una propria visione artistica, e Angela Cocozza l’ha avuta.

Già Presidente e fondatrice dell’Associazione ALI Onlus (ALI sta per Arte, Lavoro, Integrazione) creata dieci anni fa con l’intento di fondere appunto arte ed educazione in progetti artistici a sfondo sociale, in primis l’integrazione, ha dato vita circa tre anni fa al progetto Termini Underground.  Dove la bellezza dell’Arte si esemplifica nella danza hip hop. Perché, a parte certe derive autoreferenziali e violente, l’hip hop nasce nei ghetti americani proprio come via di salvezza e redenzione dei giovani neri. Il messaggio dell’hip hop dovrebbe sempre essere quello della possibilità di avere una seconda occasione nelle esperienze di vita più difficili.

Ballerini bengalesi e italiani - Foto di Stefano Romano

Da questo parte il progetto di una crew (gruppo di danzatori o artisti hip hop) multietnica di ballerini, documentata nel suo formarsi da un film della regista Emilia Zazza che aveva per titolo appunto il nome Termini Underground. Ed infatti siamo veramente sotto i binari della Stazione Termini, in una palestra-teatro che si apre all’ombra delle macchine sfreccianti e dei treni che martellano il soffitto.

Partiti da un nucleo fisso di circa una decina di ballerini, oggi ne contano quasi trenta, provenienti da circa 16 paesi diversi. Cinesi, filippini, bengalesi, afghani, italiani. Si va da un massimo di 30 anni fino al più piccolo ballerino, un cinesino di 10 anni dal viso assai sveglio.

Alternano tre giorni di prove per tre diversi corsi di danza e orari per le lezioni, coprendo così ogni stile di ballo hip hop. Gli insegnanti attraversano con le loro nazionalità mezzo emisfero, dalla Cina all’Africa, rappresentata quest’ultima da uno dei membri fondatori del gruppo: Brancy Osadare, figura di riferimento nella crew sia per età che per esperienza e carisma. E’ lui a raccontare la passione che ha nutrito in questi anni il progetto di Angela, ed il messaggio che porta tanti ragazzi di età ed etnie diverse a bussare alla porta della palestra. Avere la sensazione ballando di far parte tutti di una stessa realtà, del senso profondo di fratellanza che si respira nel sudore che non ha nessun colore particolare.

Brancy con una giovane allieva cinese, foto di Stefano Romano

La medesima cosa la potrebbero confermare tutti i ragazzi. Ad esempio Zhiang Bo, 24 anni di Pechino, che ha trovato qui a Roma il modo di continuare a ballare come faceva in Cina, ed ora si fa chiamare Gianpaolo e afferma che “Termini è il centro del mondo”. O Cristina, di solo 17 anni, nata a Roma ma originaria dello Zhejiang, portata da Brancy un anno fa nel gruppo, la quale afferma con gli occhi luminosi come la formazione che si riceve qui non sia solo relativa al ballo ma anche artistica in senso più ampio, e soprattutto umana. Ballare insieme come segno di totale uguaglianza.

La loro esperienza si è concretizzata il 10 Giugno del 2010 al teatro Palladium di Roma dove hanno portato in scena il loro spettacolo “AENEAS” – Un’epopea hip hop. Con la regia di Angela Cocozza e l’adattamento linguistico-letterario di Oreste Tappi, i ragazzi dei sotterranei di Termini hanno raccontato, ballando, la storia di Enea, l’eroe virgiliano che ha attraversato i mari per approdare, fra mille difficoltà, sui lidi laziali. In pratica la storia del primo immigrato, rappresentato per le scolaresche romane (ma lo spettacolo è andato in scena anche in altre zone del Lazio, e ha in San Patrignano uno dei ricordi più belli a detta di Brancy) nello stile innovativo della danza urbana da ballerini provenienti da ogni parte del mondo. Tra cui, purtroppo, ci sono ragazzi che realmente hanno provato sulla propria pelle quello che fingono in scena; perché alcuni di loro il mare e la terra li hanno veramente attraversati per arrivare in Italia, fuggendo dalle guerre e dalla povertà.

Il messaggio che arriva perciò è forte e netto: l’epopea dell’immigrazione è storia antica, e nello stesso tempo realtà cruda moderna; questo non deve dividerci ma unirci tutti come fratelli, fosse anche ballando hip hop.

Non a caso lo spettacolo “AENEAS” è stato supportato dal fondo per l’inclusione sociale degli immigrati del 2007, per i ragazzi di Seconda Generazione.

Chi volesse sapere di più su di loro può visitare il loro blog e contattarli.

Nel frattempo li trovate sotto i binari di Termini, a scandire il tempo sotto le “ruote metalliche” dei treni di Roma.

http://alionlus.blogspot.it/

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