Pubblicato il: mar, apr 3rd, 2012

L’informazione sul web spaventa l’Ordine dei giornalisti: scatta la denuncia ad una web Tv

Di Claudia Parmiggiani

L’albo dei giornalisti, ancora presente in Italia a differenza della maggior parte degli altri Stati, è da tempo contestato e fulcro di accesi dibattiti.
Ritenuto retaggio del corporativismo fascista e di una impostazione ormai antiquata, soprattutto in vista dei progressi tecnologici e dell’innegabile mutamento dei metodi di diffusione dell’informazione, l’Ordine professionale viene attaccato da più fronti.
Ha fatto scalpore a riguardo, in questi giorni, l’esposto presentato alla Procura di Pordenone da parte dell’albo stesso nei confronti di una piattaforma online, che non è testata registrata.

La web Tv in questione si chiama PnBox ed è una piattaforma appunto su cui gli utenti possono caricare e condividere gratuitamente video autoprodotti; il punto è che questi video talvolta riguardano fatti di cronaca o politica. Nulla di strano ai nostri occhi del resto.
L’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia infatti, ben consapevole del potere informativo del web e sentendosi minacciato, ha accusato l’amministratore delegato della web Tv, Francesco Vanin, di aver diffuso:” gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo” .
Dovrebbero insomma sentirsi quasi tutti passibili di condanne per esercizio abusivo della professione, dal momento che la spasmodica diffusione di social network, smartphone e qualsivoglia tecnologia o strumento telematico ha consentito a chiunque, un quisque de populo, di esprimere opinioni, fare informazione più o meno professionale, svolgere in sostanza un’attività che in nulla si differenzia da quella precipua del giornalista professionista.

La continuità dell’esercizio della professione e la retribuzione sono infatti i requisiti, oltre all’iscrizione all’albo ovviamente, perché un giornalista possa dirsi professionista.
Certo è che l’abuso di professione è un reato posto proprio a tutela di albi professionali, perché sia garantito che chi svolge l’attività abbia i requisiti e le qualità professionali per farlo. Questo reato prevede la reclusione fino a sei mesi e una multa che va da 103 a 516 euro.
In soccorso a queste incongruenze e a questa zona grigia tra l’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero con ogni mezzo e la Legge sulla stampa, interviene la sentenza della Cassazione 1907/10 secondo cui le pubblicazioni online di una testata non registrata non sono soggette alla legge sulla stampa.

Il presidente dell’odg nazionale, Enzo Iacopino difende così la sua posizione:“essere testata giornalistica è soltanto un adempimento formale. Non conosco la questione specifica , ma se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo. Del resto che cosa fanno i giornalisti?”. In perfetto accordo anche Pietro Villotta, presidente dell’Ordine del Friuli, che ha mosso l’accusa: “Non abbiamo nulla di personale contro Vanin e la sua tv – assicura – ma riteniamo che qualsiasi sito che si presenti ‘nella sostanza’ come informazione giornalistica debba rispettare la legge sulla stampa”.
Il confine, si comprende, è molto sottile. La divulgazione di notizie ai giorni nostri è caotica perché si sono moltiplicati i mezzi d’informazione e sono stati messi alla portata di ognuno e la categoria cerca di difendere i propri spazi, ma la legge va verso il riconoscimento di questi nuovi canali di informazione e un’ampia concezione di “fare informazione” al passo coi tempi. Dovrà quindi la categoria cedere di fronte al potente strumento del web? Si attende l’esito del processo che avrà inizio il 4 Aprile.

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