Pubblicato il: gio, mar 29th, 2012

La Siria accetta il piano di pace di Kofi Annan

di Simone Policardi

Bashar al-Assad ad Homs

Si tratta di una pace apparente. Il presidente siriano Bashar al-Assad si è dichiarato d’accordo sul piano di pace, l’ennesimo, proposto dall’ex segretario dell’Onu Kofi Annan. Quest’ultimo, investito della carica di inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba sulla questione siriana, dopo diversi tentativi è riuscito ad ottenere il sì dal governo siriano. L’obiettivo è chiaro: limitare le azioni di guerriglia e porre fine al bagno di sangue. Da quando è scoppiata la protesta contro il regime, oltre novemila persone sono state uccise.

Il piano, diviso in sei punti, prevede: il cessate il fuoco immediato da entrambe le parti, il ritiro delle armi pesanti da tutte le città, la libera circolazione di operatori umanitari, l’accesso incondizionato ai media nazionali e stranieri in tutto il territorio, la liberazione dei prigionieri politici e l’avvio di un serio dialogo tra il regime e l’opposizione, volto al raggiungimento di una soluzione politica del conflitto.

Il nuovo piano di Annan, diversamente da quello avanzato dalla Lega Araba bloccato dal veto di Russia e Cina, non prevede le dimissioni di Assad. Questo costituisce un punto chiave per capire la strategia dell’attuale presidente siriano. Il suo sì potrebbe essere un’abile mossa per prendere tempo, mentre il suo braccio armato soffoca ogni forma di ribellione nel paese.

Uno scorcio della devastazione ad Homs

I ribelli, le cui forze sono seriamente state compromesse dalla violenta risposta dell’esercito siriano, hanno nel frattempo modificato la loro tattica offensiva. La difesa di intere aree urbane è ormai impossibile, perché comporta un numero considerevole di uomini e mezzi, a questa quindi si preferiscono azioni di guerriglia, cosiddette “mordi e fuggi”, contro obiettivi limitati.

Proprio nel quartiere simbolo della resistenza al regime, nella cittadina di Homs, il presidente Bashar al-Assad ha deciso di fare una passeggiata. Naturalmente l’area era stata precedentemente messa in sicurezza e il giretto di Assad, in giacca blu e camicia aperta sul collo, ha un significato mediatico particolarmente importante. Egli infatti vuole mostrare al mondo di aver sconfitto la rivoluzione. L’opposizione dichiara il contrario, cioè che lo stato siriano non ha ancora il controllo del paese. Gli scontri nella notte, proprio a Homs, confermano quanto dichiarato dai ribelli e fanno cadere il debole castello di carte che Assad aveva iniziato a costruire.

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