Pensieri su… Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone
di Matteo Molon
Imbastite su una cena alla meno peggio, una doccia, una venerdì sera dove nessuno della compagnia esce, finendo a far ritrovare due amici al cinema, in mezzo al marasma di gente tipico di quella serata della settimana, in cerca di un film da andare a vedere che colpisca l’attenzione.
Le opzioni valide sono poche e la scelta cade sulla freschezza, un film all’uscita in sala lo stesso giorno, il 2 di Marzo, quale il nuovissimo di Carlo Verdone, “Posti in piedi in paradiso”, un sempreverde comico, attore e regista italiano, riguardo al quale si sente l’intrinseca sicurezza che non sia mai scaduto, dettaglio non tanto conosciuto agli improbabili dei “Natali a..”, copia incolla del copia incolla.
Il biglietto viene strappato e si giunge in sala, ci si mette comodi, si tira su un po’ di coca-cola fredda e iniziano le classiche sequenze di presentazione: del distributore, della casa produttrice eccetera eccetera, finché non si viene scossi dalla caduta del Verdone nazionale, aprendo la strada a due ore che dire reali e all’inverosimile è poco.
Reale e inverosimile, due concetti che molti diranno assieme stridono, dove uno c’entra poco se non nulla con l’altro, ma si vada con calma, si pensi a come siamo messi oggi, a come gente che non ha un soldo in tasca giri con iPhone da centinaia di euro, l’immagine appena portata non è reale e inverosimile allo stesso tempo? Bé, si direbbe proprio di si!
Lo è anche lo stato in cui un gran numero di padri separati si trova, dovendo destinare una cospicua fetta dello stipendio al mantenimento di figli ed ex-mogli, e nel medesimo a riuscire a vivere dignitosamente, se arrivare al 20 del mese senza denaro vuol dire poter vivere dignitosamente.
L’antefatto sui cui monta l’intero impianto narrativo è detto, portato all’estremo, alle sue conseguenze più tragiche (ma forse nemmeno tanto); nell’era delle battaglie per le quote rosa e per le pari opportunità, molti padri si ritrovano lo stesso a dover mantenere quasi in tutto e per tutto le ex-compagne, ben oltre il giusto corrispettivo destinato ai figli, nonostante le strade si siano divise. Risultato? Vedere lo stipendio prosciugato.
Tanti, è vero, commettono gravi errori, facendo star male le persone vicine, ma non meritano comunque un trattamento simile, se no tanto vale essere carcerati.
Da qui ecco la storia di tre scapestrati padri (interpretati da Carlo Verdone, Marco Giallini e Pierfrancesco Favino), che nei tempi dalla crisi economica, del lavori che falliscono, e dell’effimero che sostituisce parte delle proprie fondamenta personali, diventando bisogno primario, facendo diventare velleità parte strutturale della propria personalità, e non unicamente leggere velo, posto sui vestiti, che rende più affascinanti, vanno a vivere assieme in un buco d’appartamento, senza minimamente conoscersi (con tutte le ovvie conseguenze del caso), per dividere l’affitto e potersi permettere una sistemazione decente, accogliente nella sua frugalità.
Da qua invece ecco delinearsi tremila differenti strade che giungeranno a un unico, didattico, punto, il quale dovrà essere lo spettatore a cogliere come messaggio globale finale. Strade che si inerpicheranno in parallelo tra gag esilaranti, pause di riflessione, momenti tristemente divertenti (la festa in casa dalla cardiologa potrebbe essere il video alternativo di Fuori dal Tunnel del rapper Caparezza), e comicità intelligente, arguta, mai banale, che farà risuonare l’intera sala in un carnevale di mille colori nel buio, di spontanee e chiassose risate.
Ciò accade grazie al saper proporre di Verdone queste strade in chiave “terra terra”, fatte di elementi in cui ogni persona normale può rispecchiarsi, normale perché è un film che dà l’idea di essere stato fatto per le persone normali, quelle che hanno a che fare ogni giorno con i problemi pratici che condizionano la vita: le bollette, la spesa, i figli da mantenere.
Un film popolare, che parla col cuore e i sorrisi, uno dei migliori strumenti a costo zero per distendersi e alleviarsi dalla preoccupazioni, dai problemi, dimenticandoli per un po’, tirando il fiato e liberando il pensiero.
Sorrisi per essere più scialli, ed è doveroso sottolineare, collegandole, che finalmente si vede al cinema, a breve distanza, un’altra commedia italiana di leggerezza e profondità come “Scialla (Stai sereno)”, di Francesco Bruni, uscita negli ultimi mesi dello scorso anno.
Un appunto che non si riesce a non fare riguardo ai significati espressi è il seguente: spesso siamo talmente morsi dall’ansia di cercare di fare ogni cosa al meglio, che la vita, invece che espressione di se, si riduce alla personificazione di quest’ansia. Molti così non sono più loro e men che meno la parodia. Ne deriva una sola, grossissima, confusione, perché se non si sa chi si è, le scelte fatte difficilmente sono giuste, se ne fanno di sbagliate, come quelle dei 3 protagonisti, molte volte ennesime ripetizioni di errori già commessi.
Carlo Verdone ci spiega che le proprie passioni, quello che a pelle si ama tantissimo e senza restrizioni, con dedizione, sacrificio, oltre ogni ostacolo, sono le vie da seguire, le quali ci salvano nel caso di situazioni disastrate, ma che ancora più sono da vivere nel vento della loro passionalità.
“Posti in piedi in paradiso” è una gran bella pellicola, sa essere leggera e profonda, far ridere e ragionare. Una spassosa, dolce, e amara fotografia dei casini dell’italiano medio degli ultimi anni; Tra amori superficiali e sconclusionati, con i quali tenta di abbellire una situazione personale e sociale sul lastrico, e non solo economico.
Nota speciale: la collezione di LP e memorabilia di The Doors e Jim Morrison è una chicca da ammirare per chi ama questo genere di cose, da non farsi scappare, chiamale, se vuoi, passioni…
Ps: in tema con alcuni dei significati del film, band consigliata: i Cani.












