Uic e non vedenti criticano il Salva Italia di Monti
di Manuel Lai
Due giorni fa si è celebrata la giornata nazionale del Braille, voluta dall’Unione italiana ciechi (Uic), nata nel 2007 per celebrare il noto metodo di scrittura divenuto fondamentale per milioni di non vedenti in tutto il mondo. Una giornata importante, alla scoperta di un mondo fondamentale per tante persone, che permette di vivere, scoprire e toccare con mano parole, frasi, libri interi. Un modo per far conoscere al paese una realtà mai discussa fino in fondo.
Una giornata per permettere all’Unione italiana ciechi di aprire le porte all’integrazione, di farsi sentire. La Onlus, che dal 1920 rappresenta quasi un milione di persone tra ipo e non vedenti, ha scritto per l’occasione una lettera aperta al Presidente del Consiglio Mario Monti. Una lettera pacata, rispettosa, ma anche indignata che denuncia le condizioni di una fetta di popolazione sempre più spesso trascurata. “Signor presidente, con il decreto cosiddetto “salva Italia”, il suo governo vuole mettere in discussione quelle provvidenze che, frutto di lotte e sacrifici, costituiscono il mezzo per fronteggiare le difficoltà che un disabile affronta quotidianamente”. Si parla soprattutto dell’art. 5 della manovra, quello che rivede i redditi e i criteri di calcolo dell’Isee (l’indicatore della situazione economica). Secondo L’Uic l’articolo metterebbe in discussione l’indennità di accompagnamento legata alle minoranze, quella che permette ai disabili di vivere in parziale autonomia la loro vita. Fino a poco tempo fa la pensione di accompagnamento veniva erogata a prescindere dal reddito, ora con il nuovo decreto si dovrà stabilire una soglia reddituale minima per l’erogazione di determinati servizi (comprese le pensioni di invalidità).
“Collegare l’accompagnamento al reddito – ha affermato Tommaso Daniele, presidente dell’Uic – significherebbe tornare ad uno Stato assistenziale che ti esclude dalla società, in contrasto con la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia e con lo stesso art. 3 della nostra Costituzione che riconosce a tutti i cittadini pari dignità sociale”. Un disagio figlio di una crisi in cui tutti dovrebbero fare sacrifici ma anche di una situazione in cui giornali e telegiornali, siti internet e trasmissioni bombardano l’etere e il web di servizi su falsi invalidi e finti ciechi, veri e propri truffatori dello Stato. Personaggi che sfruttano la loro bassezza morale danneggiando chi avrebbe veramente diritto ai sussidi. I media denunciano, scoprono e fanno vedere, ma nel modo sbagliato. Un accanimento spesso ingiustificato, una campagna a priori comprensibile ma che si ritorce contro i veri disabili, i veri non vedenti, che sono sempre più privati dei diritti che faticosamente avevano conquistato.
“Siamo indignati – gridano gli organi dell’Uic - la campagna contro i falsi ciechi e i falsi invalidi, purtroppo, si sta ritorcendo contro quelli veri e così i diritti conquistati con fatica nel corso degli anni sembrano crollare uno dopo l’altro”. Le misure del governo fanno parte della nuova politica del rigore e della lotta all’evasione voluta dall’esecutivo Monti. Norme più restrittive che dovrebbero stringere le maglie della giustizia intorno a evasori e furbetti di sorta. Giusta la lotta spietata, giusto il rigore, in tempi come questi ridurre il livello di illegalità è fondamentale. Ma tutto questo non deve ritorcersi contro quelle categorie per cui un aiuto è fondamentale. Lottare contro i disonesti non deve danneggiare un’intera categoria, così come la giusta denuncia dei media non dovrebbe significare accanimento e campagne d’odio verso chi non lo merita. La pensione di accompagnamento è fondamentale per tutti quei non vedenti che hanno bisogno dei loro spazi, della loro autonomia, che devono muoversi, essere accompagnati, svolgere le azioni più quotidiane e naturali di questo mondo. Giusto toglierla a chi non ne ha diritto, un po’ meno modificarne a priori i criteri. Punire tutti o non punir nessuno? Basterebbe solo punire chi davvero ha sbagliato.










