L’ ansia maschile nei confronti della sessualità: una risposta post-femminista
di Martina Maggio
La capacità e la necessità di esprimere le proprie esigenze sessuali da parte delle donne sono rimaste nascoste per buona parte del ventesimo secolo. Una Bomba pronta a scoppiare con l’ inizio degli anni sessanta, femministe con le braccia alzate verso il cielo, la rivendicazione di un piacere che vada oltre al puro atto di concepimento, il diritto di abortire.
Vi sarebbe un intero volume da scrivere riguardo al femminismo, ma ciò che più rimane sconosciuto nell’immaginario collettivo è per quanto tempo alcuni traumi sessuali maschili siano stati bene custoditi.
Anthony Giddens, ne “La Trasformazione dell’intimità” , incuriosisce parlando delle ansie maschili rimaste occulte finché sono sopravvissute le circostanze sociali che le proteggevano.Queste circostanze sociali riguardavano il dominio del maschio nella sfera pubblica, la doppia morale e di conseguenza la divisione della donne in “pure”ed “impure” (ovvero, la donna da sposare e a cui affidare la prole, e la donna con cui provare piacere al di fuori del matrimonio), la percezione della donna come priva di desideri, compiente azioni irrazionali e in grande misura la divisione sessuale del lavoro. Ora come ora, cadute totalmente queste false credenze che esaltavano la superiorità del sesso maschile, alcune ricerche (Heather Fomani) sottolineano che vi è una tendenza, seppur vi sia più irrequietezza sessuale rispetto alle donne, a mantenere separata la sfera sessuale da quelle zone della vita in cui è possibile invece raggiungere una stabilità e un autonomia.
La natura, da parte di entrambi i sessi, verso una sessualità episodica diventa più marcata nella misura in cui le donne scoprono la loro complicità con la dipendenza emotiva del maschio e la rifiutano.
Più le donne -invece- premono per un’etica dell’amore convergente, meno sopportabile diventa la dipendenza emotiva maschile, ma soprattutto è difficile per certi uomini confrontarsi con una “nudità” morale. Ovvero, è come se la maggior parte degli uomini fosse continuamente combattuto tra l’ amore, che lo rende però vulnerabile, e la ricerca di una mascolinità -anche solo di facciata- atta a proteggere la propria immagine ed il proprio ruolo di “ forza potenza” nella sessualità.
La pornografia sessuale mostra un interesse esagerato per scene standardizzate in cui viene riaffermata completamente una complicità femminile sottomessa al piacere maschile; viene portata avanti ulteriormente la falsa idea che la donna sia oggetto e mai soggetto del desiderio sessuale. Nel materiale visivo è neutralizzata la componente femminile del piacere, e di conseguenza è inesistente la minaccia di un intimità che possa indebolire la figura “virile” dell’uomo. Sempre in questo materiale, stupiscono le espressioni del piacere femminile, estremamente più vive di quanto possa ricordare l’ uomo dopo qualunque esperienza sessuale reale: il trasporto della donna c’è, ma è sempre esagerato, portato ai massimi livelli in funzione di un erotismo femminile addomesticato. Ciò porta la maggior parte degli uomini all’erronea credenza di aver capito “ciò che le donne vogliono”, ma in un’ottica sempre e solo al maschile.
Tutto questo viene spiegato dalla psicologia, che si riferisce all’età critica in cui il bambino, separato dalla madre,scopre di essere “un individuo a sè”. Le origini dell’identità del sé maschile sono associate ad un senso di insicurezza e di perdita che si perpetua nell’inconscio maschile anche in età adulta.
Ovviamente, trattandosi di una teoria Freudiana, il crederci o meno è una questione di convinzione personale. Ma di certo, nella società odierna si riscontrano rinnovate difficoltà nei rapporti sessuali ed emotivi, e la colpa non è solo femminile.
Per passare meglio l’ idea, l’autore del libro riporta l’ esempio di una nota pubblicità della Marlboro: un cowboy sul proprio cavallo, sguardo fiero e sigaretta in bocca.
“Se dovessimo rappresentare la società odierna” – afferma Giddens- ” il cowboy della Marlboro starebbe piangendo sconsolato sul suo cavallo, a simbolo della odierna e rinnovata immagine maschile”











