Pubblicato il: mar, feb 7th, 2012

Luigi Lusi, Il Tesoriere Pirata

di Sergio Zuppiroli

Luigi Lusi

La scena del crimine è sempre la stessa. I soldi sono sempre i soldi degli altri, quelli pubblici, i nostri. Quelli dei rimborsi ai partiti. Gli incriminati sempre della stessa razza, il politico medio. Il politico che non ti aspetti, quello che appare a differenza degli altri, normale. Un contabile, un uomo rispettabile con la possibilità di autorizzazione pagamenti fino a 150.000 €.  Un individuo di cui ci si dovrebbe poter fidare, o almeno che si dovrebbe controllare,  se il denaro fosse suo o del partito per cui “lavora”.

Il caso è quello del senatore Luigi Lusi, ex tesorerie della Margherita che è stato indagato dalla procura di Roma per appropriazione indebita di somme accreditate al partito sotto forma di rimborsi elettorali. Dopo il primo momento di panico, interrogato Lusi confessa e decide di assumersi le proprie responsabilità, ossia di essersi appropriato del denaro attraverso decine di bonifici destinati a se stesso e ad una società a lui riconducibile. L’ammontare è di circa 13 milioni di €, sulla quale però sono gravati 5 milioni di tasse che da brava persona l’onorevole ha felicemente depositato nelle casse dell’erario.

Lusi però è intenzionato a patteggiare, cercando di restituire parte del maltolto che ora dovrebbe giacere in qualche suo conto in Canada. Questa vicenda – è inutile dirlo – ha gettato nello sconforto l’intero PD, dove La Margherita che si è trasformato nel partito di Francesco Rutelli (Api) è confluito. Le prime parole sono proprio dello stesso capo gruppo che afferma di essere “Incazzato e addolorato”, a seguire lo sconcerto di Bersani che però si limita ad un commento più pacato “sono piuttosto sorpreso e non piacevolmente”,  commento degno della sua assoluta assenza di personalità, in una questione dove poteva dimostrare almeno di essere un leader con gli attributi.

La Procura però sta cercando di capire se i pagamenti erano veramente destinati al solo deputato reo confesso. Nel bel mezzo dell’indagine, quindi senza nessuna sentenza emessa da nessun tribunale,  il Partito Democratico decide che la presenza dello stesso non sia più tollerabile e lo allontana espellendolo. La decisione è stata presa dal Comitato dei Garanti del Pd, inappellabile secondo uno dei membri, Luigi Berlinguer, per via dell’assenza di organi superiori al medesimo.

La notizia dovrebbe essere abbastanza scandalosa di per sé in uno Stato normale, invece il Nostro Bel Paese ci ha abituato bene. Il massimo della pena si raggiunge alle ultime parole dell’ormai ex senatore che reputa l’espulsione una decisione “volutamente infamante” e chiede di essere ascoltato. Lo sdegno che provoca questa affermazione si può facilmente intuire, ma il coraggio che dimostra questo politico ci deve far riflettere sul punto di non ritorno in cui stiamo ancorando ultimamente.

Prendendo esempio da chi ci dovrebbe governare, forse i prossimi rapinatori, una volta colti in flagrante, avranno anche loro il coraggio di urlare ai quattro venti come sia “volutamente infamante” la loro espulsione della società. In fondo se l’ha asserito un colletto bianco come un parlamentare, non potremmo certo sorprenderci. La tristezza che provoca Luigi Lusi che si scandalizza per questa espulsione, dopo essere riuscito a sottrarre furtivamente alle tasche dei cittadini più di quanto un italiano medio riesca a guadagnare in tutta la sua vita con il suo onesto lavoro, deve provocare rigetto per l’intera classe politica che sfortunatamente decide per noi in questo grave momento di crisi.

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