Pubblicato il: lun, feb 6th, 2012

Berlino vince il ricorso contro l’Italia

di Lucia Di Blasio 

La Germania vince il ricorso presso la Corte dell’Aja contro la sentenza della Cassazione che aveva riconosciuto la nazione tedesca come mandante dei  militari nazisti, che il 29 giugno del 1944  uccisero 203 persone nella provincia di Arezzo.

A Civitella, in provincia di Arezzo, dopo l’occupazione tedesca in Italia, si erano formati molti gruppi partigiani, agevolati dalla conformazione montuosa del territorio, e proprio per questo motivo a Civitella era installato un commando tedesco.

Il 18 giugno del 1944 quattro soldati tedeschi entrarono in un locale per bere del vino, in questo locale vi erano alcuni partigiani che vedendoli aprirono il fuoco contro di loro, uccidendo due soldati e ferendone gravemente un’altro, che morirà nei giorni seguenti.

In seguito all’episodio il commando tedesco diede un ultimatum di 24 ore alla cittadinanza, se questa non avesse collaborato fornendo i nomi dei responsabili sarebbe stata la cittadinanza a pagare. Nel frattanto le truppe tedesche iniziarono una perquisizione nelle case di Civitella e delle frazioni vicine, Cornia e San Pancrazio. Scaduto l’ultimatum i tedeschi non ebbero alcuna risposta dalla popolazione ma questi non fecero niente facendo intendere che i diversi partigiani morti durante gli scontri con le truppe tedesche fossero sufficienti a ripagare la morte dei tre soldati.

I giorni passarono tranquilli e coloro che erano scappati in seguito all’ultimatum tornarono nelle loro case e alle loro attività.

Il 29 giugno del 1944, durante la festa dei SS Pietro e Paolo, mentre la popolazione si trovava a casa o a messa, tre squadroni tedeschi destinati a Cronia, San Pancrazio e Civitella irruppero nelle case aprendo fuoco su uomini, donne, bambini e anziani. Non riuscirono a salvare la vita nemmeno coloro che si erano nascosti nelle cantine perché i tedeschi misero fuoco alle abitazioni. A Civitella i tedeschi irruppero in chiesa durante la messa, divisero i fedeli in gruppi e una volta indossate delle protezioni per non sporcarsi di sangue li uccisero con dei colpi alla nuca.

Fu una vera e propria strage che portò alla morte di più di 200 persone.

Il 21 ottobre del 2008 la Corte di Cassazione italiana ha riconosciuto lo stato tedesco responsabile di essere stato il mandante dei militari tedeschi che il 29 giugno del 1944 uccisero 203 abitanti tra Civitella, Cornia e San Pancrazio, chiedendo un’indennità come risarcimento per le vittime.

Il 23 dicembre del 2008 Berlino ha deciso di ricorrere contro la sentenza della Cassazione presso la Corte internazionale di Giustizia dell’Aja.

Dopo quattro anni, la Corte dell’Aja ha dato ragione a Berlino.

Secondo la sentenza l’Italia è venuta meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell’immunità  riconosciuti dal diritto internazionale a Berlino per i reati commessi dal terzo Reich.

La Corte internazionale di Giustizia dell’Aja ha poi concordato con la richiesta di Berlino di ordinare all’Italia di prendere tutte le misure necessarie affinchè le decisioni della giustizia italiana, che contravvengono alla sua immunità, siano prive d’effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su casi simili.

La sentenza della Corte di Cassazione è stata dichiarata un ”precedente storico” poiché per la prima volta ha sancito un risarcimento, per le vittime delle stragi naziste, nell’ambito di un procedimento penale. Prima di allora c’erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti ”schiavi di Hitler”, italiani sfruttati nelle fabbriche del terzo Reich.

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