Pubblicato il: mar, Gen 31st, 2012

La Camera approva i tagli agli stipendi parlamentari: ecco le nuove misure

di Andrea Gentili

L’Ufficio di Presidenza della Camera ha finalmente dato inizio alle danze: dopo le tasse ai cittadini, i deputati, per dare il loro piccolo contributo alla manovra Salva-Italia, hanno deciso di risparmiare 1300 euro lordi al mese, circa la metà netti, ciascuno. Tra i tagli che si dovevano fare erano quelli su cui si era più scettici, ma qualcosa è arrivato.

Dal 1° Febbraio, i tagli saranno un po’ più consistenti, il 10%  in più, per le figure apicali, ovvero per quei deputati titolari di incarichi istituzionali, come il Presidente della Camera, i vicepresidenti, i questori e i presidenti di commissione.

Una delle novità della nuova  norma è il maggior controllo sulle spese dei deputati, in riferimento ai soldi che ogni mese ricevono in busta paga sotto il titolo di “Rimborso spese per il rapporto tra eletto ed elettori” e pari a 3690 euro lordi nella Camera e a 4160 euro nel Senato. Su di essi si abbatterà l’occhio vigile dei vertici della Camera, perché da adesso il 50% della loro spesa verrà controllato attraverso ricevute fiscali e giustificativi. La restante metà potrà essere impiegata a propria discrezione, proprio come è stato fino ad adesso. Nessun taglio quindi, ma solo un maggior controllo sulla spese. Solitamente questo rimborso spese veniva usato per pagare i propri portaborse, ma anche per loro è previsto un cambiamento.

Nel futuro una legge che istituisca lo Statuto del collaboratore parlamentare: si sta discutendo infatti se uniformare i contratti dei portaborse, spesso pagati pure in nero, e farli durare al massimo una legislatura. A prima vista sembrerebbe una norma a favore dei precari portaborse, ma nasconderebbe un vantaggio per i parlamentari stessi, molti dei quali sono stati spesso citati in causa al Tribunale del Lavoro dai propri collaboratori, perché licenziati alla fine della legislatura in mancanza di rielezione del parlamentare.

Diventa operativo invece il passaggio, già annunciato dai Presidenti delle due Camere nel mese di Dicembre, dal sistema retributivo a quello contributivo per i vitalizi dei parlamentari e dei dipendenti. Su questo punto c’è stata la protesta dei deputati dell’Italia dei Valori e della Lega Nord. In sostanza per quanto riguarda gli ex parlamentari, l’accesso alla pensione è a partire dal sessantacinquesimo anno di età, con un minimo di 5 anni di lavoro (una legislatura in Parlamento). Se però si è stati parlamentari per più di 5 anni, a ogni anno di lavoro in più, si sottrae un anno dall’inizio della pensione, fino ad arrivare a un minimo inderogabile di 60 anni per ricevere il primo assegno. Per i parlamentari attuali invece il passaggio al sistema contributivo è immediato, a partire dal 1° Gennaio 2012.

E Palazzo Chigi taglia anche sugli stipendi dei dipendenti pubblici, presentando alla Camera e al Senato lo schema del decreto taglia-stipendi, anch’esso previsto nel Salva-Italia: in caso di incarichi plurimi non si potranno accumulare le retribuzioni, e in ogni caso lo stipendio non potrà superare quello di primo Presidente della Corte di Cassazione, diventato parametro di riferimento. Si fissa invece un tetto massimo del 25% all’aumento dello stipendio nel caso di dipendenti fuori ruolo o in aspettativa retribuita.

Nuova normativa pure per la diaria, cioè il risarcimento spese per l’alloggio a Roma, pari a 3.503,11 euro mensili, calcolata sulla base di 15 giorni di presenza al mese, e ridotta giornalmente quando il Senatore o il Deputato non partecipa ad almeno il 30% delle votazioni in Aula. Per evitare i furboni che fanno votare gli altri al posto loro, si prevede la firma di un foglio presenze, come all’Università.

Decisioni analoghe a quelle della Camera dovrebbe prenderle anche l’Ufficio di Presidenza di Palazzo Madama, che si riunirà oggi alle 15.

  • Luca

    a me sembra uno dei tanti raggiri sulla pelle del popolo Sovrano…..