Il lusso di prendere tempo
di Claudio Perlini
La sfilata di Céline di Marzo alla Paris Fashion Week è annullata. Ne riporta la notizia Marco Gobbetti, CEO della casa di moda, che in una dichiarazione al magazine Women’s Wear Daily, prospetta una esposizione “intima” al posto della convenzionale sfilata di moda.
La decisione viene in seguito alla gravidanza della designer inglese Phoebe Philo, che da 7 mesi aspetta il terzo figlio con rallentamenti per la collezione del noto brand.
Di fatto una grossa perdita di business per l’azienda, che dopo investimenti in marketing e comunicazione, vede perdere una ghiotta vetrina, saltando di fatto la presentazione ufficiale davanti a una platea di compratori internazionali come quella parigina.
La dichiarazione dell’amministratore delegato prosegue esponendo che “tutto ciò che facciamo è fatto da persone, attraverso il loro talento e le loro capacità” e che “stiamo semplificando le operazioni il più possibile”.
Un gesto che, generosità a parte, considera la modifica al calendario di presentazione come un indice di umanità del brand, che cogliendo l’occasione per riconoscere i diritti insindacabili di un lavoratore, utilizza la leva emotiva per caricare di significato la presentazione ufficiale di un prodotto che è già stato ideato e si avvia alla produzione: di fatto, la perdita di visibilità, verrebbe compensata dalla curiosità che segue l’attesa per la sfilata di questa griffe la cui notorietà gode già di tutto rispetto.
Fa scandalo come decisione non tanto per la scelta di non partecipare, che resta a discrezionalità delle varie aziende, ma per le motivazioni che portano l’azienda a sacrificare momentaneamente i frutti di una campagna comunicativa che, fino a pochi mesi fa, rientrava esattamente nella frenesia dei tempi della moda; tra i commenti che circolano di più in rete vi è la critica a un sistema che accorcia i tempi per il progetto, riducendo i designer nelle condizioni di un Chaplin versione “Tempi Moderni”.
Una considerazione, quella dell’azienda, che dimostra comunque una grande sensibilità per le problematiche di una figura fondamentale per l’azienda, che può ricoprire al meglio il suo ruolo solo con la serenità e i tempi che convengono a un lavoro creativo, che, vincolato ai tempi della moda e noncurante delle dinamiche personali, rischia di ridurre il prodotto a una pura paccottiglia frivola, come la moda spesso ci ha abituati.
Gli effetti di questa scelta saranno comunque visibili con la vendita che seguirà alla presentazione, dunque parlare di espansione del fenomeno in altre aziende risulta precoce; certo è che, se funzionasse il sistema al di fuori della normale periodizzazione dei calendari di moda, il trend rischierebbe di espandersi, spinto anche dalla massiccia presenza di personale femminile all’interno degli uffici stile di grandi brand.
Non resta dunque che aspettare il prospetto vendite dell’azienda, che essendo parte di LVMH, il gruppo di investimenti leader nel settore lusso, non può permettersi il lusso di perdere porzioni di un mercato ad alta competizione come quello del design di moda.












