La condivisione in rete: trampolino verso un vero digitale?
di Elettra Spepi
Riuscire ad analizzare processi in corso è una qualità che solo pochi possono vantare, comprendere, o almeno tentare di farlo, quei movimenti che riguardano l’emblema stesso della globalità risulta impossibile, forse, anche per i più meritevoli. Cercare di guardare con l’occhio di chi è costretto ad affrontare l’evidenza della sua situazione storica, è una condizione che ci spetta di diritto.
Alla luce degli evidenti fatti di quella che è possibile chiamare la storia del Web, si comprende il punto di crisi che questo sistema così pregnante deve affrontare. Come tutti gli aspetti della società anche la comunicazione via etere è diventata ormai specchio della macro struttura sociale: la chiusura di un’importate sito di hosting online megavideo, l’arresto ed il processo al suo creatore e l’eventuale sciopero che ne seguirà da parte dei servizi web maggiormente utilizzati, si inscrivono nella cerchia delle conseguenze ad un proposta di legge del Congresso Americano.
Due aspetti si incontrano: l’aspetto legislativo e amministrativo, che non può più ignorare la sua anche solo aura di azione globale, ed un apparato di prodotti per la comunicazione insieme alla gestione del tempo libero, ormai impossibili da sdradicare dal quotidiano grazie al loro calore tecnologico.
La scomparsa di Megavideo ha provocato, in termini di velocità di condivisione, la prematura nascita del gruppo Facebook “rivogliamo megavideo” (con già 8.049 fans all’attivo) prima ancora della, non nata “addio Megavideo”. Ciò ci pone di fronte a nuovi orizzonti di logiche comunicative, perchè ci riguarda come fruitori finali di un servizio considerato di uso comune, e perché nello stesso tempo non possiamo ignorare il movimento interno del Web che sta da anni cercando di indirizzare il popolo internauta ad una visione libera e pura del mondo virtuale.
La contrapposizione sta alla base, tra due mondi ancora troppo legati per nascita per potersi guardare con distacco. Le armi non sono pari perchè il terreno è nuovo, e ci si domanda quindi quali possibili alternative alla visione di un universo dove le necessarie protezioni al diritto d’autore si possono incontrare rispetto alla palese necessità di condivisione richiesta da una quantità di persone tale da renderli inscrivibili in un qualunque concetto di gruppo sociale. L’atto di pirateria non è raggruppabile in categorie statiche. Anche solo riferendoci alla nostra esperienza personale possiamo accorgerci quante persone totalmente diverse l’una dalla altra per stato sociale, nazionalità, età, cultura ecc… possono inserirsi in questo variegatissimo insieme.
Nel 1933 il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht proiettava le sue teorie sul teatro didattico sulla radio, facendo notare ai suoi contemporanei come l’utilizzo del nuovo mezzo di comunicazione fosse usato, a suo dire, in modo inadatto, perchè sempre sostituto di un altro tipo di medium: anzichè andare ad un concerto si ascolta qualcosa per radio, ad esempio. Seguendo questa logica della sostituzione l’utilizzo pieno di un mezzo non sarebbe mai giunto. Occorreva quindi cogliere le reali potenzialità che solo la radio poteva offrire per sfruttarne a pieno il potenziale comunicativo.
Pur non dimenticando la caratteristica massificante della radiotrasmissione, possiamo approcciarci ai New Media con lo stesso criterio. La possibilità di Download e Streaming ci è fornita solo da Internet, nessun altro mezzo di comunicazione ha questa caratteristica, ed è anche innegabile come questa peculiarità sia stata compresa dal mondo internauta e non solo. Ma guardare un film in streaming o scaricarlo è utilizzare internet come sostituto di qualcos’altro: un cinema o un negozio di dischi.
Come utilizzare quindi questa caratteristica propria del mezzo per sfruttarne comunque le potenzialità di condivisione senza renderlo sostituto? Ci sono alcuni esempi e proposte che valgono la pena di essere conosciute sia per la loro attività di educazione al dowload Freewere ed Opensouce, ma anche per l’aspetto innovativo che propongono, per una nuova logica del web.
Il progetto di licenze Creative Commons si propone di offrire protezione per quanto riguarda il diritto d’autore, sei licenze vengono proposte seguendo una scala che va dalla minore protezione e totale condivisone dell’oggetto creativo alla maggiore restrizione di scaricamento e modifica, allo stesso modo Safe Creative raccoglie in un registro di copyright gratuito le opere per difendere gli eventuali diritti di paternità di un lavoro.
Il mondo dell’ Open source è molto aperto e variegato: vi sono libri non protetti più dal diritto d’autore in quanto passati settanta anni dalla morte dell’autore, come nella biblioteca online liber lilber o anche in progetti originali e contemporanei di autori che decidono di pubblicare tramite la logica della condivisione, esempio illustre il collettivo Wu Ming che nonostante il record di vendita mondiali permette sempre di scaricare le copie dei romanzi in modo gratuitamente attraverso il web. Anche per la musica esistono siti che danno la possibilità ai giovani artisti di farsi conoscere, spesso i pochi guadagni o comunque la necessità di maggiori fondi mette a rischio questi progetti, come nel caso di Wikipedia o Project Guttenberg che si reggono su donazioni.
Segnalare logiche virtuose non esclude la necessità di un maggior rigore in termini di pirateria online soprattutto per quanto riguarda la necessità di riconoscere la proprietà di un’ opera ed il suo valore. Ad avviso di chi scrive, tuttavia, risulta importante ampliare lo sguardo verso un processo che potrebbe permettere, se ci fosse un maggior’ dialogo, una fuoriuscita positiva da uno scontro ormai innegabile e necessario.
-Progetti per Coyright
http://www.creativecommons.it/
-Il sito di Wu Ming
http://www.wumingfoundation.com/index.htm
-Libri On line
Altri siti interessanti
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-Musica: http://magnatune.com/ http://www.opsound.org/ http://www.jamendo.com











