Pubblicato il: sab, gen 21st, 2012

“Svolte storiche”: il caso Fiat

 

di  Sara Musiani

 

Il 2012 ha portato un cambiamento storico, quasi epocale nel mondo della contrattazione del lavoro in Italia; dal  1 Gennaio infatti i lavoratori delle tante fabbriche FIAT  nel nostro Paese non sono più  soggette al Contratto Nazionale di Lavoro, bensì al cosiddetto “Contratto di Primo Livello” voluto dal dinamico Amministratore Delegato del Gruppo FIAT, Sergio Marchionne, che è stato al centro di tante polemiche nell’anno appena trascorso.

L’uscita dalla contrattazione collettiva nazionale della FIAT è stata fortemente osteggiata dalla FIOM CGIL – che ora paga questa scelta con l’esclusione dalla rappresentatività all’interno dalle aziende del gruppo -  ma diventa comprensibile se si  considera l’evidente aumento della mole complessiva di lavoro e di come questo venga ora gestito e distribuito in maniera pericolosamente discrezionale da parte dell’azienda; basti pensare alle  120 ore di straordinario in più all’ anno, alla oggettiva assurdità di poter spostare la pausa pranzo anche alla fine di un turno di lavoro di 8 ore.

Pericolosamente discrezionale diventa la possibilità di pagare i primi tre giorni di malattia e di estendere la settimana lavorativa a 6 giorni – quindi lavorando anche il sabato o la domenica –  per esigenze di produzione. A ben guardare, sembrano più palesi vessazioni che cambiamenti innovativi e propulsivi per rilanciare il “motore Italia”, e pare che le donne, ancora una volta, ne facciano le spese più di altri.

In un contratto dove la settimana lavorativa può essere così elastica, dove i premi di risultato si raggiungono  in un monte-ore lavorativo che non comprende  i permessi per allattamento,  per assistenza a famigliari portatori di handicap, in situazione di non autosufficienza, ecc. ( ex Legge 104/92)  è facile intuire come ci si trovi di fronte ad una situazione altamente discriminatoria per le donne lavoratrici di questo settore poiché  la gestione del tempo fra lavoro e impegni di cura in famiglia è infatti certamente un “problema” ancora tutto squisitamente femminile.

L’anno che è appena iniziato si preannuncia  impegnativo; importante segnale sarebbe mostrare che il cambiamento non sarà solo sulle spalle di chi da sempre porta il peso più grande .

  • Gianni

    E’ tutto drammaticamente vero. Per la prima volta in questo paese, (e nemmeno negli anni del centrismo e di Valletta, quello dei reparti confino in Fiat) si era giunti al punto di estromettere un sindacato fortemente rappresentativo (alla Magneti Marelli di Bologna la FIOM ha il 90% tra gli operai e il 55% tra gli impiegati) solo perchè non si dice d’acocrdo con il PADRONE. Marchionne ci riporta a una verità che per troppo tempo una certa sottocultura ha cercato di diluire con ragionamenti patetici: non sempre gli interessi tra capitale e lavoro coincidono. Questo di per sè non è un male, ma che la politica taccia per paura, questo sì è un problema. Parlate di lavoro più spesso! Grazie. Complimenti per l’articolo!!!

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.