Muoiono ancora come mosche : 21 gennaio giornata mondiale per la Siria
Di Cinzia Aicha Rodolfi
Corruzione, repressione, dittatura violenta, mancanza di ogni libertà civile e politica; coprifuoco e divieto assoluto di associazionismo e di qualsiasi riunione se non presidiata dal regime; censura totale, crisi
economica e disoccupazione altissima: sono le cause scatenanti 10 mesi fa della rivolta siriana contro il regime di Bashar al Assad, che dura oramai da 40 anni.
Sulla scia di Tunisia, Egitto, Yemen e Libia iniziarono anche i siriani la loro autorevole rivoluzione pacifica per chiedere la caduta del regime, e scesero in piazza senza armi, scesero con il sorriso e le bandiere, ma il governo senza dar loro possibilità di dialogo si scatenò subito e violentemente aprì il fuoco contro tutti, anche donne e bambini. Contemporaneamente iniziò una violenta repressione sui giovani anche a scopo preventivo, quindi senza alcuna presunta colpa molti furono accusati e condannati alla prigione solo perché emergenti menti, solo per i “de-meriti” di essere brillanti teste pensanti.
Non fa male ricordare, come racconta in un articolo la giornalista Asmae Dachan, che persino alcuni bambini dopo aver scritto sui muri della scuola il loro desiderio di libertà furono presi con la forza e trascinati al commissariato, torturati e poi gettati ancora sanguinanti come stracci in strada. I genitori scesero in piazza a manifestare contro quel terribile sopruso e per tutta risposta trovarono il fuoco aperto su di loro e la morte davanti a parenti e amici, davanti agli stessi loro figli.
Quei coraggiosi bambini prima massacrati di botte e poi resi orfani in pochi giorni devono essere per noi motivo di riflessione e pronto intervento.
Ad oggi stime accreditate citano 6.800 essere i morti (tra i quali centinaia di bambini), migliaia i feriti che riversano agonizzanti in ospedali bombardati, centinaia gli scomparsi e probabilmente torturati, decine e decine le donne stuprate visibilmente per dissuadere i rivoltosi, centinaia i profughi accecati di terrore.
Bombardati i luoghi di culto e le università perché i giovani sono i più pericolosi per il regime, i militari sparano sui cortei funebri e vilipendano i corpi dei martiri.
Diciamo all’unisono con voce corale spezzata dalla rabbia, che si debba scuotere questo torpore dell’opinione pubblica che per questa tremenda rivoluzione sembra essersi addormentata.
Siamo forse stanchi di ascoltare chi vuole ottenere libertà, dopo aver “sopportato” i nord africani, e certamente, visto che non ci sono gli interessi economici delle nostre multinazionali petrolifere che vi erano in Libia abbiamo adesso poco a che fare con la Siria mediorientale?
Come mai Gheddafi fu così biasimato, partì la Hillary Clinton in quarta in difesa del popolo libico, seguita a ruota da Sarkozy, oppure corsero in difesa del petrolio libico?
La comunità internazionale, ancora tentenna; la lega araba sembra assente; il popolo siriano è davvero solo come non lo furono i libici.
Possiamo sopportarlo? Cosa dicono le nostre coscienze ?
Il bollettino di sangue degli ultimi giorni registra ancora almeno 50 civili appena uccisi nelle due roccaforti della rivolta, Idlib a nord e Homs al centro.
L’Onu proprio il 15 gennaio torna a farsi sentire e il segretario generale, Ban Ki-Moon, durante una conferenza a Beirut sulla transizione democratica nel mondo arabo, ha chiesto ancora al presidente siriano Bashar al Assad : “Metti fine alla violenza, ferma l’uccisione dei tuoi concittadini, la repressione conduce all’impasse”. “Il vento del cambiamento – ha detto il segretario generale dell’Onu - non smetterà di soffiare. Le nazioni vogliono il rispetto della loro dignità, la fine della corruzione, il rispetto dei diritti umani e dicono basta al potere di un solo uomo, alle dinastie, al silenzio imposto ai media ed alla mancanza delle libertà fondamentali”. Inoltre ha sottolineato “Tutti coloro che esercitano il potere utilizzando la forza sono destinati a perdere, perché un giorno o l’altro il loro popolo li abbandona”: “Dobbiamo cacciare via l’idea pericolosa – ha concluso Ban ki-Moon – che la sicurezza è in un certo qual modo più importante del rispetto dei diritti umani”.
Assad temporeggia proponendo la concessione di una nuova amnistia generale; provvedimento che, riguarderebbe i crimini commessi dall’inizio della rivolta. Promesse già fatte in autunno e mai portate a buon fine. Il popolo siriano attraverso ogni mezzo di comunicazione chiede al mondo intero solidarietà e visibilità all’interno di ogni blog e di ogni giornale e di ogni mezzo di diffusione di informazione.
I siriani chiedono:
- Fare pressione sui governi occidentali affinché adottino provvedimenti seri contro il regime di al-Assad e sostengano la rivolta del popolo siriano e le loro richieste, tra cui la caduta del regime di Damasco considerato dal popolo illegittimo perché non eletto democraticamente.
- Sollecitare i governi occidentali affinché siano liberati i detenuti siriani che subiscono gravi violenze nei luoghi di detenzione spesso arrivando alla morte.
- Creare una zona cuscinetto per accogliere eventuali profughi.
- Deferire il governo siriano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e portare tutti i pilastri del regime compreso Bashar al-Assad alla corte penale internazionale perché siano processati.











