Pubblicato il: ven, gen 20th, 2012

Paolo Rumiz – E’ Oriente, sospiri e sussurri dell’Europa sconosciuta

di Matteo Molon

La copertina di “E’ Oriente”

Paolo Rumiz, triestino di nascita, giornalista per il ”Piccolo di Trieste” e ”La Repubblica”, esperto di identità etniche nella penisola italiana e in Europa, da anni si interessa dell’est del vecchio continente, ancora ricco di vita nel sottopelle, e di peculiarità da far scoprire al disattento cittadino occidentale urbano.

“E’ Oriente” offre una visione originale, insolita, a contatto con la natura, d’umana semplicità di queste terre, a leggere le righe pare di raccogliere, stringere tra le mani la terra di quei luoghi, aprendole poi lentamente per respirarne e carpirne l’essenza.

Viaggi dal carattere “on the road”, in barca, bicicletta o treno, tra gusti, immagini, persone, esperienze, profumi e sfondi all’orizzonte, che ammaliano il lettore e lo trasportano completamente negli occhi di Rumiz, attraverso i quali ha ammirato e catturato segreti, sensazioni e stati d’animo.

Lungo la lettura si ha l’intensa percezione di respirare veramente l’odore dell’Est d’Europa, dei suoi fumi e delle sue nebbie, anima misteriosa, calda di sapori nei piatti e nel bere forte delle case popolari, che racconta di come queste terre siano più orientali che occidentali, un invito a riscoprire le nostre vere origini, senza la conoscenza delle quali vi sono le migliaia di problemi di cui tutti sanno, metafora di complessa persona, che troverebbe nella non conoscenza di se stessa le causa della fluttuante decennale depressione.

Il libro è una raccolta di articoli e racconti, inediti o già pubblicati su giornali o riviste, scritti a cavallo del 2000, negli ultimi anni dell’immondo conflitto dei Balcani, i testi infatti sono ricchi di riflessioni sulla politica e sulla storia dell’epoca, assieme a sguardi consapevoli sul passato e lungimiranti sul futuro degli altri stati attraversati, corredati da citazioni di colleghi scrittori, portate dall’autore in merito.

Il pensiero di Rumiz si dimostra sempre arguto e scrive, in dirette, concise, sapienti e magiche pagine, un’enciclopedia orientale, un sognare storico ad occhi aperti.

Una linea, italico confine, oltre la quale si spalanca la parte mancante della nostra identità nazionale e continentale, offrendo finalmente la lettura che ogni cultura, locale e regionale, merita, ed è doveroso darle: aperta, realmente valorizzante, momento d’incontro, condivisione e unione, e non di scontro e divisione, come certi partiti e certe gretta gente vorrebbero invece diffondere; un uso e costume in completo disaccordo, antagonista della filosofia insita negli usi e costumi di particolari genti, intrecciate in simbiosi con i territori natii e abitati, rapporti d’amore, nelle loro gioie e nelle loro difficoltà, che quindi han ben poco da spartire con l’odio intrinseco, verso il diverso, che si trova negli schiamazzi di certi ”mangiafuoco” ai loro comizi, paesi dei balocchi per gente stanca, repressa nel modo di vivere, perciò ignorante e altrettanto nocivamente rabbiosa, visto che, ci si domanda di come si possa capire la vita ed essere felici se non la si vive liberamente?

Paolo Rumiz

Libertà, unita allo spessore delle idee, questo ciò che viene trasmesso inoltre, valore aggiunto del libro, cosparso di una nascosta sensualità, una velata sensualità che passo per passo si scopre e si lascia scoprire, mostrando la via per l’oriente, motivo per cui noi, europei, siamo più legati all’Asia che all’Oceano Atlantico, oltre che nella storia, nella lingua, nelle parole, nelle idee e nei modi pensare, che inconsciamente funzionano dentro di noi, da secoli, trasmessi di generazione in generazione, moltitudine d’esempi racchiusi dalla rilegatura.

Venezia antica, porta d’oriente, godente, palpitante e ansimante incrocio, tra gli ultimi, della coda dolcemente massaggiata, filamenti di lucenti capelli, di quest’asiatica giovane donna (Consigliato l’ascolto di ”Asia” di Francesco Guccini!).

Trasuda di questo fascino e di queste raffinata eleganza lo scritto, di cui si verrà a conoscenza un primo pomeriggio recandosi con un proprio caro amico in libreria, dirigendosi nella sezione viaggi, poco frequentata personalmente, solitamente, prendendo la scaletta e mettendo le mani negli scaffali più alti per guardare i titoli, ritrovando tra esse, poco dopo, con interesse, stupore e piacere, una pubblicazione sconosciuta alla maggior parte, ma che dovrebbe diventare testo scolastico per lo spessore dei contenuti e la forza degli ideali raccontati.

Paolo Rumiz, oltre alla consistenza geografica in ogni suo aspetto, regala l’importante concetto di come la più grande semplicità porta allo stesso tempo alla più grande ricchezza, propria dell’essere umano e dei momenti di vita. Viaggio ragionato, terreno e raffinato, nei lunghi e gustosi cammini dell’esistenza.

Percorsi scritti di cui dice a proposito: ”Sono certo che un articolo viaggiato è mille volte meglio di uno stanziale. Se sto fermo, non ho idee. Se parto, i pensieri arrivano e le cose accadono. Per questo ho sempre un taccuino in tasca. Per questo quando viaggio cerco di scrivere, e quando scrivo cerco di viaggiare. Oramai la miscela non è scomponibile.”

Noi europei, orientali perché la terra in cui siamo nati, cresciuti, in cui è avvenuta la socializzazione, la terra calpestata da secoli e secoli è parte dell’asiatico e non dell’americano, che chissà perché, per moltissimo tempo rimasero l’uno senza sapere dell’esistenza dell’altro…

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