Soldi alla scuola pubblica: ecco da dove ripartire
di Marcello Deotto
Dopo 3 anni di politiche scolastiche che hanno portato sul lastrico la scuola italiana è tempo di bilanci. Come ormai è stato dimostrato gli 8 miliardi di tagli della finanziaria del 2008 che dovevano servire a razionalizzare gli sprechi e programmare meglio gli investimenti non hanno portato al risultato sperato.
I programmi di Berlusconi prevedevano di ripianare gli enormi debiti grazie ad una riduzione delle risorse a disposizione di quei settori, che come sanità e istruzione, pesano maggiormente sul bilancio dello Stato. Oggi che il governo Berlusconi è caduto possiamo vedere con maggior lucidità dove queste politiche ci hanno portato.
Il 40% degli edifici scolastici italiani non sono a norma, molte scuole italiane sono costruite all’interno di palazzi affittati a privati, costruite in condomini o edifici storici e prive degli strumenti che dovrebbero servire alla normale attività didattica.
La mancanza di finanziamenti ha costretto le scuole ad arrangiarsi, trovando soluzioni di ogni tipo: al liceo Majorana di Brindisi per esempio sono i professori a scrivere i libri di testo che poi vengono regolarmente fotocopiati e consegnati agli studenti, i corsi di recupero che per legge dovrebbero essere obbligatori vengono spesso organizzati da studenti, da cittadini o da associazioni.
Se le scuole soffrono per la mancanza di risorse, di certo le nostre università non stanno meglio.
In Italia sono circa 45 mila gli studenti che pur avendo raggiunto i requisiti previsti dalle università per accedere alla borsa di studio, non ne possono usufruire per mancanza di risorse.
I finanziamenti per il diritto allo studio oggi in Italia sono pari a circa 10 milioni contro i 780 milioni di Spagna, e i 2 miliardi di Francia e Germania.
Sarebbero sufficienti 400 milioni di euro per coprire tutti gli studenti che ad oggi richiedono una borsa di studio ma purtroppo questi soldi non ci sono perché si è deciso di destinarli ad altri settori.
Mentre l’Italia spende solo 0,5% del proprio PIL in ricerca, scopriamo che i nostri cervelli in fuga (quei ricercatori che sono stati costretti ad emigrare in altri paesi per mancanza di un posto di lavoro) hanno
brevettato invenzioni che solo nell’ultimo anno hanno prodotto una ricchezza pari ad 1 miliardo di euro, e si prevede che possano arrivare fino a 3 miliardi entro il 2020.
Tutto ciò accade nello stesso momento in cui si spendono 20 miliardi per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35, oppure 1600 miliardi di euro per coprire i costi della politica o 3 miliardi e mezzo per il Ponte di Messina del quale ancora non è stata posata la prima pietra.
Il nuovo Ministro dell’Istruzione Profumo ha recentemente dato segnali discordanti rispetto a quanto fatto dal Ministro precedente, annunciando di voler portare l’obbligo scolastico fino a 17 anni, combattendo la dispersione scolastica e il costo troppo alto che gli studenti devono sopportare per andare a scuola.
Tutto ciò però non è sufficiente: e’ necessario che il nuovo Governo dia subito la possibilità alle varie componenti del mondo dell’istruzione di liberare le idee e le energie raccolte in questi duri anni di protesta contro il modello Gelmini per metterle al servizio di tutti. E’ fondamentale finanziare e riprogettare subito una scuola e un’università veramente di qualità e all’altezza delle vere potenzialità del nostro paese.
Solo grazie alla formazione e alla conoscenza saremo veramente in grado di affrontare tutte le sfide che il nostro futuro ci metterà davanti.
“Ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani” (Don Milani)











