Pubblicato il: sab, dic 31st, 2011

E’ solo la crisi: il Natale ai tempi della recessione

di Chiara Gagliardi

Natale con i tuoi, si dice. E’ tradizione infatti, durante la festa più attesa e per questo più ansiogena dell’anno, rivedere i parenti lontani, incontrarsi davanti ad una tavola apparecchiata di rosso e oro per mangiare tanto, bere qualche bicchiere di vino in allegria e scambiarsi dei regalini. Se il cenone riesce, uno scenario quasi idilliaco. Appunto, nei tempi di dilagante crisi economica l’italiano non ragiona più così, ma cambia radicalmente modo di pensare e di vivere feste come Natale e Capodanno.

Andare dai parenti? Il viaggio è lungo e stancante, e la benzina è aumentata ancora. Qualche regalo? Rigorosamente low cost e solo per gli amici intimi. Cenone del 31 dicembre? Ovviamente sì, ma magari a casa, magari senza ostriche e caviale. In particolare, ciò che irrompe prepotentemente sulla scena natalizia è la moderna tecnologia: un computer, una webcam e un microfono servono a salvare contemporaneamente festa e portafoglio. Anche i nonni ormai sanno cos’è Skype e sono in grado di utilizzarlo (magari con l’aiuto dei nipoti): un modo virtuale, gratuito e senza limiti di tempo di vedersi e scambiarsi gli auguri, raccontarsi in breve come è andato l’anno, dare all’”incontro” maggiore espressività di una semplice telefonata.

Nelle feste natalizie, i regali sono un evergreen. Durante la crisi c’è poco equilibrio: nei giorni precedenti il Natale, per i negozianti il piatto piange. Anche ai tradizionali mercatini in piazza, tantissima gente che guarda e poca che compra. Uno sguardo alla vetrina, un sospiro e via, avanti con la propria passeggiata. A Bologna, l’allettante proposta per non affossarsi è stata quella dei “regali last minute”, offerti il 24 a prezzi scontatissimi, che però non ha riscosso tutto il successo previsto. Eppure dalle grandi città giungono notizie di code allucinanti alle boutique di super lusso; ciò confermerebbe i dati di Bankitalia emersi nelle scorse settimane, secondo i quali il 10% degli italiani detiene il 45% della ricchezza. La recessione sembra non colpire queste famiglie agiate. Il paradosso e la contraddizione insiti nella crisi, insomma, sono che oggi risulta più facile vendere una Porsche che una macchina di costo medio.

L’unico settore a resistere, in qualche maniera, è quello gastronomico. Cenone del 31 e pranzo natalizio sì, ma a casa. Niente salmone, magari, ma non si rinuncia alla delizia del palato. Si punta su crostini, bruschette, zampone, insomma quelle godurie nostrane che sono capaci, nella loro semplicità, di rendere sontuoso il pasto. La novità agghiacciante è la cosiddetta “pizza di Natale”: con peperoncino e culatello, fa la sua figura in tavola senza che ci si risparmi troppo. Chi va in vacanza, invece, esige dagli alberghi un buon menu: qualche viaggiatore non si è lasciato scoraggiare e andrà a trascorrere le vacanze fuori città. Il turismo è forse il settore meno in crisi: l’italiano, insomma, a un regalo materiale preferisce ancora qualche giorno di relax, e i pochi risparmi vanno tutti lì. Particolare è il boom delle spa e dei centri benessere: anche per un giorno soltanto, è un “lusso a piccole dosi” che ci si può concedere, un modo per tirare un sospiro di sollievo prima che il lavoro riparta, una certa dose di edonismo che serve a consolarsi di tutte le miserie.

Dopo le pessime notizie, i tagli, la manovra finanziaria, lo spread ballerino, gli italiani hanno più voglia che mai di leggerezza e serenità, di vivere queste poche vacanze concesse in maniera spensierata nonostante la situazione sia drammatica. Le feste natalizie, consumistiche per antonomasia, vedono un materialismo sempre più labile: niente regali, piuttosto qualche giorno lontano da casa; niente vigilie obbligate dai parenti, piuttosto una videochiamata; il cenone che riesce ad essere lauto anche nella sua semplicità. Il Natale ai tempi della crisi, oltre a evidenziare il calo della domanda interna dovuto ai prezzi sempre più alti, fa ritrovare una parte di quel clima caldo e familiare che c’era cinquant’anni fa, quando si festeggiava con quello che c’era e i bambini erano felici anche di due mandarini. Sarà questo il modo per riemergere dalla crisi, l’uscire da un sistema che non funziona più e il ritornare al punto di partenza? Sperando che poi le cose vadano in modo diverso.

  • anna

    Nulla di nuovo, se 10% degli italiani detiene il 45% della ricchezza, sono proprio quelli che evadono senza problemi le tasse e che si possono permettere il lusso, mentre al ceto medio-basso tocca stringere la cinghia e pagare quello in più che non li spetta. Viva l’Italia!!!

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