Pubblicato il: mar, dic 6th, 2011

Occupazione e lavoro

Pubblichiamo due brevi articoli su occupazione e lavoro.

Occupazione nera: dal sommerso al multiculturalismo

di Serena Santoro

Le crisi economiche sono quasi sempre un punto a favore delle associazioni mafiose. Lo segnala il Censis: l’economia sommersa resiste, anzi riceve nuovo impulso allo sviluppo criminale mentre l’occupazione regolare è diminuita di circa 980.000 unità.

L’occupazione nera aumenta infatti dello 0,6% portando il dato ad un 12,3% nel 2010.

Ad alcuni partiti politici piace trovare il nemico pubblico della crisi negli immigrati ma questi in realtà si stanno dimostrando un’importante risorsa per la crescita, in quanto i figli delle famiglie di seconda e terza immigrazione stanno crescendo e studiando nel nostro Paese.

Se si entra in un’aula universitaria oggi, si possono notare con sorpresa i primi visi multiculturali inimmaginabili fino a qualche anno fa. Basti pensare che fino agli anni novanta era raro trovare scolari figli di genitori immigrati persino nei gradi più bassi dell’istruzione. E il fenomeno è destinato ad aumentare.

Il rapporto del Censis evidenzia quella che potrà essere la chiave di svolta: il 98,4 % di immigrati farà studiare i propri figli a fronte di un 20% che dichiara il tempo di studio come il minimo indispensabile. Dato quest’ultimo non poi così lontano dalla realtà italiana, che attesta la quota al 29, 5%.

Quel che merita attenzione è la svolta ideologica dei migranti. La consapevolezza che l’istruzione possa rappresentare un’occasione di riscatto per una generazione emarginata fin dalla nascita al ghetto, è simbolo di una forte evoluzione culturale.

E nel contempo, gli italiani, forse spaventati dall’avanzamento migratorio, sembrano in tempi di crisi essere disposti a riprendere in mano quei lavori solitamente “snobbati” da una popolazione che rispetto al Terzo Mondo può definirsi, almeno per alcune zone d’Italia, “benestante”.

I dati rassicurano con un bel 57% disponibile a fare sacrifici per l’interesse generale del Paese. Rimangono comunque sondaggi.

Il dato concludente risulta essere la crescita di un’occupazione “nera”, due aspetti, uno positivo, l’altro negativo, della stessa medaglia: cresce una prospettiva di futuro grazie alle nuove generazioni multiculturali ma sempre più l’economia vive di sfruttamento e criminalità.

Volendo sommare le due varianti, il dato è allarmante.

L’indagine “Sicurezza, lavoro nero, immigrazione” condotta dall’economista Tito Boeri per l’Università Bocconi, ha fatto emergere che il lavoro degli immigrati è prettamente in nero. Occorre poi distinguere tra i regolari e gli irregolari. Secondo questa ricerca i non in regola, circa il 90% lavorano, sorpassando l’80% regolare. E di quel 90% quasi due terzi è sottoposto al sommerso.

Con pochi contributi e turni senza riposo, questa è la non vita dei nuovi eroi dell’era moderna. Una schiavitù volontaria che oltre ad essere un inconcepibile abuso umano, non frutta in termini onesti all’economia del Paese.

Come non produttiva è la nota fuga dei cervelli, il dramma dei co.co.pro e di tutte le nuove tipologie di contratto provenienti dal mondo del lavoro sino alle riforme sulla previdenza integrativa tra le lacrime del Ministro Fornero.

I tagli, l’economia e la politica non sempre riescono a risolvere i problemi di ingiustizia sociale e occorre per questo avere, seppure con una buona dose di consapevolezza utopica, fiducia nella cultura, nello sviluppo delle nuovi menti “colorate” nell’ideale di una concezione delle istituzioni e del lavoro sane. Un Paese con la p maiuscola, con meno lavoro nero e più possibilità lavorative in regola per i nuovi italiani, gli immigrati e i loro figli. Ma forse prima di tutto non è la mentalità mafiosa italiana, soprattutto di alcuni imprenditori del nord, che va cambiata?

Giovani italiani “pensionano” sogni

di Sergio Zuppiroli

Il quadro raffigurante l’Italia ora è deprimente e a tratti surreali. Nel mezzo della più grande crisi economica moderna e dell’intero nostro storico, il tema trattato da coloro che dovrebbero risolvere questa situazione in futuro è la salvaguardia del lieto fine: le pensioni. L’unico pensiero che un giovane in salute e nel pieno delle sue potenzialità non dovrebbe avere è proprio questo, i titoli di coda della propria esistenza. In un contesto dove non solo si rischia il default dell’intero sistema Euro, ma con la caduta di esso appare palpabile il problema della Pace post guerra fredda, come più volte ha sottolineato la Merkel scandendo minacce di guerra laddove la moneta unica cada, i giovani sono preoccupati per il loro futuro con 50 anni di ritardo. Si dovrebbe far capire che se le cose non cambiano, e velocemente, non solo non verrà data loro la pensione con un paio d’anni di ritardo, ma si vedrà cadere nel baratro assoluto l’intero sistema. In un momento dove i mercati non ci stanno dando fiducia, accollandoci tassi d’interesse mediamente al 7% per i nostri BTP e costringendoci così a pagare per lo stesso prestito obbligazionario quasi 4 volte tanto i nostri “cugini” tedeschi, la cosa da fare è rimboccarsi le maniche e lavorare, lavorare sodo. Abbiamo scelto noi il sistema della democrazia, abbiamo scelto noi chi mandare al Governo in tutti questi anni, se la situazione è arrivata a questo punto ne siamo tutti responsabili, inutile ora scandalizzarsi per una manovra violenta, perché quando non c’è tempo, le azioni da intraprendere devono per forza essere peggiori e più sanguinarie.

Una lezione di vita la stanno dando il 98,4% degli immigrati che, secondo l’OCSE, sono assolutamente fiduciosi nel futuro, non lamentandosi delle tante ore di lavoro con relativi salari troppo bassi, ma invece facendo di tutto per far studiare i propri figli. Nessuno sciopero indetto per loro, nessun tempo perso a ostacolare la fantomatica “manovra” solo impegno, sacrificio e lavoro. A dispetto dei nostri importantissimi sindacati, CGIL in primis, che dopo solo due ore dalla sua presentazione hanno già pianificato 4 ore di sciopero, non prestando neanche attenzione alle parole del neo eletto presidente del Consiglio che, invano, ha cercato di spiegare la poca disponibilità di tempo per stilare nuove disposizioni inerenti al lavoro dipendente, quindi la totale possibilità di dialogo.

L’intera Europa guarda all’Italia come peso determinante in questa bilancia immaginaria, che da una parte ha la salvezza del nostro sistema e della Pace mondiale, dall’altra il baratro. Vedere interviste su interviste di giovani la cui unica preoccupazione è il poter andare in pensione il più presto possibile, sembra che indichi già una via piuttosto delineata, quella della fine. L’unico auspicio possibile è che tutti i giovani ritrovino amore per la propria patria e che dal fondo dei loro cuori ritrovino anche la forza per abbassare la testa e sacrificarsi, per qualche tempo, per un futuro migliore, un futuro da loro creato e per loro mantenuto vivo.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.