La nuova era della politica italiana: Governo Monti tra vantaggi e svantaggi

di Stefania Manservigi

E se le dichiarazioni di Berlusconi di voler restare in politica a dare il suo contributo per risollevare il Paese dalla crisi inquietano chi pensava di essersi liberato una volta per tutte dell’ormai scomodo premier, il tempo non gira a favore dell’Italia che è costretta a voltare pagina al più presto lasciando i festeggiamenti a tempi migliori.

La tanto annunciata nuova era della politica italiana nasce all’insegna di un governo tecnico guidato da Mario Monti. Pare opportuno soffermarsi su un’analisi a riguardo considerando soprattutto i possibili vantaggi e svantaggi che potrebbe trarre l’Italia da questa nuova guida.

Il nome di Mario Monti non appare sicuramente sconosciuto ai più. Monti, infatti, nato a Varese classe 1943, è stato Membro della Commissione europea, responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.

Il suo curriculum sembrerebbe senz’altro idoneo e adatto al ruolo chiamato a svolgere in questa fase delicata della nostra politica: laureato alla Bocconi, con successivo conseguimento di cattedra come professore ordinario presso l’Università di Trento e Torino, che lascia per diventare professore di Economia politica e direttore dell’istituto di economia politica presso la Bocconi. Non solo ruoli di spicco nell’ambito universitario: oltre infatti alle numerose cariche in organi di gestione di aziende private (pensiamo in particolar modo ai consigli di amministrazione come Fiat, Generali, Comit) ha ricoperto infatti anche ruoli di rilievo nelle commissioni parlamentari e governative. In particolare ricordiamo il ruolo di relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione (1981), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario (1981-1982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989). Dal 99 inoltre Monti è commissario europeo per la concorrenza.

Insomma, la prima nota positiva alla nomina di questo Presidente del Consiglio che vuol essere più tecnico che politico, appare evidente da quanto detto fino a qui: un alto tasso di competenza ed esperienza, qualità troppo spesso oggetto di critica nel passato recente del mondo della politica italiana.

Eppure il consenso attorno a Monti non è stato unanime dall’insieme dei partiti. Andiamo quindi a vedere perché.

Particolarmente dura in particolare è apparsa la presa di posizione della Lega Nord, fin dalle prime ore in cui si accennava alla possibilità di un governo tecnico. La Lega, infatti, ribadisce che non appoggerà e non voterà la fiducia al governo Monti in quanto, comportandosi diversamente, darebbe l’impressione di voltare le spalle al voto popolare. Inoltre, tiene a precisare ancora il partito, il primo pensiero sarà sempre rivolto alla Padania e volto alla difesa del Nord che non deve uscirne danneggiato da questa storia. Non dovrebbe stupire tuttavia la posizione della Lega a riguardo: Bossi non ha mai mostrato troppa fiducia nel progetto europeo e, forse, un governo guidato da un uomo con tendenze fortemente europeiste potrebbe minare i sogni di secessione del popolo padano.

I punti cruciali attorno ai quali sembra ruotare il consenso o non consenso a questo governo appaiono infatti due: la durata che dovrà avere il governo e il programma da seguire, cercando di capire in particolar modo se si seguiranno solo i dettami dell’Ue (in questo caso il governo Monti apparirebbe davvero come un vero e proprio commissariamento da parte dell’Europa del nostro paese) o se saranno adottate anche riforme strutturali per l’Italia (una fra tutte quella sulla legge elettorale, invocata a gran voce dal popolo). Non a caso, infatti, l’Idv afferma di aspettare a pronunciarsi a riguardo fin quando non sarà nota la squadra scelta da Monti e fin quando non si conosceranno tempi, modi e programmi. Timore che a celarsi sotto la maschera dell’economista vi sia il nemico di sempre? Gli scenari, in fondo, non sono ancora ben chiari e la rottura, appare evidente, deve rivelarsi netta.

I rumors attorno a questo governo non rimangono però confinati nelle mura dei partiti italiani e si diffondono tra le opinioni della gente, come si può leggere nel web. Accanto infatti alle opinioni di chi si sente rassicurato dalla competenza della nuova guida esistono opinioni discordanti, che guardano con sfiducia al legame tra Monti e il sistema bancario, adducendo addirittura l’ipotesi che la crisi italiana sia stata pilotata per interessi sovranazionali. E, in questo caso, la volontà del popolo dove andrebbe a finire? Tutti questi dubbi nei confronti di Monti deriverebbero infatti dal suo ruolo di International Advisor per la gigantesca banca d’affari Goldman Sachs la quale è attualmente tra le venti imprese mondiali con più influenza e connessioni a livello mondiale, e fa parte dell’1% delle imprese che controllano il 40% del potere planetario. Insomma la paura è che lo svantaggio sia sempre lo stesso: un governo sensibile ad altri interessi, estranei a quelli dei più.

Una cosa, certamente è sicura: il governo tecnico, Monti o no, era l’unica soluzione da prendere. Le elezioni anticipate sarebbero state infatti senz’altro una scelta dannosa per l’intero paese: innanzitutto per la mancanza di tempo, essendo ormai lo spread alle stelle. Non irrilevante nemmeno inoltre la mancanza del denaro pubblico necessario per sostenere le spese elettorali e i rimborsi delle relative campagne da parte dei partiti. Altro dato non trascurabile e puramente politico, il ruolo a cui sarebbe stato chiamato il centrosinistra (probabile vincitore) in questa crisi latente: passando sempre per il cattivo della situazione con tasse e riforme, anche dure, quantomeno necessarie avrebbe favorito l’ascesa di un nuovo Berlusconi alle prossime elezioni. In fondo, la storia è circolare.

Appoggio pieno al nuovo governo che sta nascendo, invece, proviene dall’Europa che si è schierata a sostegno di Monti attraverso le parole di Barroso, il quale si dice sicuro che la competenza del nuovo premier porterà all’adozione delle misure necessarie all’Italia.

Anche in campo internazionale le qualità di Monti prevalgono sui chiacchiericci: appare infatti essere l’uomo giusto, al momento giusto. “The times” non tarda a chiamare il nuovo leader con un appellativo significativo, come Super Mario, e tutti i principali giornali ne sottolineano la competenza. Sarà davvero una nuova svolta?

TOTOMINISTRI – E se le opinioni restano divise sul consenso o meno, resta l’attesa di conoscere la squadra di ministri che affiancherà Monti in questa nuova avventura.

Nelle primissime ore dalla nomina di Monti i nomi più gettonati erano i seguenti: per il Ministero dell’Economia si era parlato di Guido Tabellini, professore di economia presso l’Università Bocconi. Carlo Secchi, professore di Politica Economica Europea per il Ministero per lo Sviluppo, Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica per il Ministero dell’Istruzione, Lanfranco Senn, docente presso l’Università Bocconi per il Ministero per le Infrastrutture, Cesare Mirabelli docente di Diritto Costituzionale nella Pontificia Lateranense di Roma per il Ministero della Giustizia, Giuliano Amato per il Ministero degli Esteri, il generale Mosca Moschini, consigliere militare del Presidente della Repubblica per il Ministero della Difesa, Enzo Moavero per il ruolo di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La lista dei probabili aveva fatto subito molto scalpore, in quanto rilevava l’assenza di donne (considerate forse non brave tecniche) e la presenza di molti nomi vicini al mondo cattolico, non il massimo per un Paese che si definisce laico. Ma le previsioni sembrano aver invertito decisamente rotta, alla luce delle consultazioni con i partiti iniziate lunedì mattina. Mario Monti, infatti, ha dichiarato di voler integrare i tecnici con politici, in modo da avere un governo misto. Un governo senza politici, infatti, sarebbe un governo troppo fragile in Parlamento. I nomi più papabili per ricoprire i ruoli di ministri sembrerebbero essere quelli di Rosy Bindi, Emma Bonino, Rocco Buttiglione, Maurizio Lupi, Vannino Chiti. Maggiore chiarezza la avremo nelle prossime ore, anche perché il tempo, ormai, stringe attorno al nuovo governo. E allora non ci resta che aspettare.

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