Pubblicato il: mer, nov 9th, 2011

Gesù era femminista? – Prima parte

Prima parte: il ruolo della donna nell’ebraismo prima di Gesù

di Matteo Menghini

La novità dell’atteggiamento di Gesù verso le donne risalta maggiormente a partire dal confronto con la condizione femminile nella società in cui Egli visse e operò.
Il contesto nel quale svolse il suo ministero era caratterizzato da una  mentalità fortemente misogina e patriarcale. Si tratta di un modo di pensare che ritroviamo nella stessa Scrittura. Salvo poche eccezioni, la Bibbia parla della donna sempre in termini negativi. Nel libro del Siracide, un testo sapienziale non ritenuto ispirato da ebrei e protestanti, è scritto:

«Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo» (25,24);

«Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno» (42,14).

Suscita sconcerto la benedizione che ogni pio israelita era tenuto a recitare tre volte al giorno:

«Sii benedetto, Dio, che non mi hai fatto nascere gentile, villano, e soprattutto donna, giacché essa non è tenuta nemmeno a rispettare i comandamenti»[1].

Persino la nascita di una bambina costituiva una disgrazia. La generazione di una femmina metteva in discussione la virilità di un uomo. Per questo motivo a partire dal concepimento il marito pregava per la nascita di un maschio. La migliore descrizione dell’angoscia che una figlia può rappresentare per un padre è sempre contenuta nel Siracide:

«Una figlia è per il padre un’inquietudine segreta, la preoccupazione per lei allontana il sonno» (42,9).

Esiste tuttavia un rimedio. Se in una famiglia erano già presenti una o due bambine, le altre che nascevano venivano esposte o, dopo essere cresciute, vendute come schiave (cfr. Es 21,7). Quelle che invece si sposavano erano destinate ad essere serve, del marito prima e dei figli poi. Il Talmud argomenta così questa triste condizione:

«Ma non fu bene per il primo uomo che gli fosse presa una costola e in cambio gli fosse data una serva per servirlo?»[2].

Le donne erano inoltre escluse dall’insegnamento religioso. Sempre il Talmud giunge ad affermare che è meglio che le parole della legge siano distrutte piuttosto che essere insegnate alle donne (cfr. Sotah 19a). Affermava Rabbi Eliezer: «Chiunque insegna a sua figlia la tôrâ è come se le insegnasse delle oscenità»[3].

La servitù è probabilmente il termine più adatto per descrivere lo status femminile al tempo di Gesù. Le donne non sono considerate persone, sono proprietà di altri (del padre, del marito e dei figli):

«La ragazza resta sotto il potere di suo padre finché non entra sotto il dominio del marito attraverso il matrimonio»[4].

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    Chissà se era solo femminista! Probabilmente avrebbe accettato anche di avere rabbini transessuali, come potrebbe succede in Gran Bretagna: link

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