Pubblicato il: mar, nov 1st, 2011

Quella carrozzina che impedisce il dialogo

di Serena Santoro

Quando il disagio è un problema di pochi, le risorse stentano ad arrivare. Ma è così certo che i disabili possano definirsi parte minoritaria della popolazione? Quanti sono i disabili in Italia?

La stima è di 2 milioni 824mila disabili, di cui 1 milione 864mila di donne e 960mila uomini.

I dati più interessanti sono rappresentati innanzitutto dal numero dei disabili che vive in famiglia, calcolato a partire dai sei anni in su, per la stima di 2 milioni 615mila unità, grandi numeri che si riducono ad un al 4,85% a confronto dell’intera popolazione e dalla prevalenza di disabili in età a partire dai 60 anni, nello specifico il 17% degli over sessanta e il 37,7% dei 75 anni e più.1

Questi sono solo alcune dei dati statistici messi a disposizione dall’Istat sul sito Handicapincifre consultabile al http://www.handicapincifre.it/ .

Ma già questi dati bastano per iniziare una riflessione su questa tematica, di troppo poco interesse per i signori governanti. Investire in welfare non ripaga e perché?

Quali sono le maggiori inefficienze italiane nella disabilità?

Alcune problematiche quotidiane possono essere l’ascensore, una banale doccia nella vasca, la rampa mobile per il trasporto pubblico, l’alunno disabile nella classe, la disponibilità del maestro di sostegno.

A livello costituzionale, quali diritti sono riconosciuti ai disabili? E cosa rivendicano le persone affette da disabilità nella tematica dei diritti?

La nostra Costituzione trova le basi fondanti circa la protezione dei disabili negli articoli 2 e 3 ovvero nella garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo e nella richiesta allo Stato dell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale e nell’assunto che recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza alcuna distinzione, comprese le condizioni personali e sociali. L’articolo 32 tutela poi il diritto alla salute e alle cure.

Nel portale disabili.com alla sezione http://www.disabili.com/legge-e-fisco/speciali-legge-a-fisco/diritti-dei-disabili sono elencati come diritti del disabile, il diritto all’educazione e all’istruzione, il riconoscimento dell’invalidità, il diritto al lavoro, il diritto di voto, il diritto all’amministratore di sostegno, il superamento delle barriere architettoniche, i servizi sociali, la tutela giudiziaria, l’antidiscriminazione. E ancora i benefici fiscali, le agevolazioni telefoniche, il contrassegno arancione per la circolazione e la sosta, l’esenzione dal ticket e il trasporto aereo.

Quello che colpisce l’occhio nel medesimo portale è la sezione pubblicitaria dei prodotti che possono essere d’ausilio per i disabili, come nuovi modelli di carrozzine elevabili, rampa a scomparso per il trasporto pubblico, sollevatori a binario, ausili per il bagno, vasche con lo sportello. Quindi prodotti che non devono essere isolati nella loro diversità ma inclusi a tutti gli effetti nel grande mondo comunicativo della società. Investire nel mondo disabile ripaga non solo eticamente ma anche da un punto di vista economico. E’ di dubbia morale ragionare su una tematica sociale secondo un’ottica consumistica ma purtroppo all’alba del 2012 è d’obbligo ragionare anche da un punto di vista economico, se questo può agevolare il fine umanitario.

Se però da un punto di vista di problemi tecnici, è più facile sensibilizzare la campagna perché si tratta di prodotti che possono guadagnare una nuova fetta di mercato, quella specializzata, nonostante il disgusto di lucro sulle questioni sociali, più arduo è invece conquistare quell’aspetto che è prettamente etico. E’ Il caso ad esempio del disabile in classe e del maestro di sostegno.

La resa sembra prendere poi il sopravvento quando si verificano notizie come quelle delle quattro maestre di Mileto arrestate per aver compiuto maltrattamenti fisici e di conseguenza psicologici nei confronti di un piccolo disabile all’interno della scuola materna.

Notizie come questa sono diffuse dai giornali e dagli altri media, minor diffusione spetta invece alle problematiche quotidiane del mondo disabile che non sono accompagnate da cronaca “nera”. Come se per trattare di disabilità, dovessero per forza esserci maltrattamenti o addirittura morti. Il tema disabile deve essere affrontato e diffuso dai vari settori della comunicazione, anche da media non specializzati nel settore handicap, proprio per fare entrare la questione nell’ordinario, nell’ottica comune di tutti i cittadini. Non solo come un problema di nicchia, non come mera questione interna al disabile stesso, alla sua famiglia e all’associazionismo specializzato.

Una carrozzina non deve impedire il dialogo con il resto della comunità.

FONTI:

1 http://spazioinwind.libero.it/gianluca_affinito/web_barriere/disabili.htm

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