Pubblicato il: ven, ott 28th, 2011

Nowhere Boy: come 45 giri lanciati in mare

di Matteo Molon

Nowhere Boy racconta l’adolescenza di John Lennon, prima della partenza per Amburgo e del successo epocale dei Beatles.

Punta la lente di ingrandimento sul difficile rapporto d’amore/rabbia che ebbe con la madre Julia, che lo lasciò, e la zia Mimi, che lo prese a sé crescendolo.

Il giovane Lennon, però, è particolarmente affezionato allo zio George, unica persona con cui condivide sogni, risate, immediato calore umano e passione per la musica, il quale, assieme ai fatti della vita, contribuisce a infondergliela, regalandogli ad esempio una fisarmonica, poco prima della prematura scomparsa.

John rimane sconvolto dalla perdita, ma la zia Mimi appare come un persona assai fredda e calcolatrice, anche se è solo un’altra donna schiacciata dal freddo dell’esistenza.

Lennon, ora senza una figura positiva da seguire, cerca il contatto, il rapporto che non ha mai avuto con la madre, una donna emancipata figlia degli anni in cui è ambientata la pellicola, i favolosi ’50.

La sua figura è fondamentale nella crescita artistica del ragazzo, lei trasmette al figlio ritrovato il mondo appena nato del rock’n'roll, i suoi ideali e lo sprezzante e audace modo di vivere, spesso uno strumento per alleggerire le pesantezze che rimangono nell’anima, a togliere il fiato, date dai brutti fatti vissuti lungo il cammino.

Julia insegna a John a suonare in modo rudimentale un banjo, il giovane irrequieto è preso dalla vita rock’n'roll e così inizia a manifestare i primi segni della rockstar: look con occhiali grossi e neri alla Buddy Holly, stronzaggine, altezzosità e fiero menefreghismo della scialba morale dell’epoca.

Inizia a buttare giù le prime righe, le prime poesie, e assieme alle melodie scritte dal nuovo amico Paul McCartney diventano canzoni, con altri ragazzi mettono su la band antecedente ai Beatles, The Quarrymen.

John si rende conto del forte carattere di Paul, rimane sorpreso dalla sua estraneità ai tratti caratteristici dei musicisti rock, sa più del classico inglese perbene che di un ragazzo ribelle, ma McCartney è chiaro: è musica, è solo la musica, tutto il resto viene dopo.

Nasce così lo scontro, il rapporto di amore/odio tra due leader dalle anime quasi agli antipodi, ma con in comune l’immensa voglia di fare quello che a loro piace fare: scrivere canzoni ed esibirsi davanti a un pubblico, e sarà quando verranno a mancare che il sodalizio si scioglierà, lasciando poi il corso agli avvenimenti che la storia ha narrato.

John e Paul sono capitani a comando di due navi diversissime, il primo un veliero pirata e il secondo una nave da crociera, incarnano le due anime del rock, quella più hard e quella più soft, le quali andranno a far l’amore talmente tanto da comparire poi in ognuno dei due artisti, se le trasmetteranno reciprocamente.

Forse risiede in quest’aspetto la forza totalizzante dei Beatles, l’essere una della poche band, come i Rolling Stones, rappresentanti, nella produzione e nell’immagine, l’intera idea del rock ‘n’ roll stampato su vinili.

Durante il crescere della band inizia a svilupparsi in profondità per Lennon il rapporto con la madre: gli iniziali momenti di brio, dove importava unicamente aver ritrovato una persona cosi speciale, lasciano il posto al sorgere in lui di alcune domande, sul perché lei non c’è stata nel resto della sua vita, su dove sia quella che dovrebbe esser stata la sua famiglia.

Tra i classici problemi adolescenziali, ampliati nel caso di una persona sensibile come John, la fragilità della madre, le dure verità di quest’ultima e della glaciale zia, verranno a crearsi quel dolore e quel caos mentale, d’anima che faranno diventare John una leggenda musicale.

Le straordinarie capacità d’ogni grande artista, musicale e non, pare una coincidenza, sono sempre partite da un’esperienza di vita a base d’angosce e star male, come se servisse vedere il peggio per poter vedere il meglio del mondo, creando poi bellezze sognanti quali canzoni, quadri, libri ecc.. .

La disperata, e continua ricerca di un amore che unicamente l’arte saprà dare.

Se a prima vista non appare chiaro, basterà andare un po’ a fondo della persona per accorgersi che c’è quello appena detto: vedasi Paul, anch’esso con la morte della madre non ebbe un’adolescenza facile, trovare serenità e contentezza non fu mai così immediato.

Nowhere Boy, debutto alla regia dell’artista concettuale Sam Taylor-Wood, offre molte sfumature, in questa recensione ci si è voluti soffermare su alcuni dei rapporti personali più intimi, in quanto basilari per comprendere come si deve il potenziale artistico, musicale e creativo di Lennon, e di una parte dei Beatles.

Unita a una buona recitazione, sempre attenta alle espressioni, e dei colori dal sapore passato, ma rinvigoriti d’accesso moderno, la pellicola diventa un prodotto di cultura rock, un qualcosa per alleggerire ma anche per riflettere sul come si vive, metafora di una canzone di questo genere musicale, che potrebbe benissimo essere ”Jerry Lee Lewis – Wild One”. Entusiasmo naturale d’adolescenza.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.