Le botte in Transatlantico fra Fli e Lega e le debolezze strutturali dell’Italia
di Chiara Tripaldi
Immaginiamo, per un momento, che i vertici europei abbiano assistito in diretta alla lite avvenuta questo pomeriggio in Parlamento: come l’avrebbero definita, “una debolezza strutturale”?
Mario Draghi, presidente uscente della Banca d’italia e entrante della Bce, ha ravvisato nella debolezza strutturale del paese il motivo che l’ha portata alla crisi.
Per debolezza strutturale, si potrebbe intendere non solo le fallimentari politiche economiche, ma anche una certa mancanza di “cultura politica” nel senso originario che questa espressione assumeva.
Questo pomeriggio, durante una seduta in Parlamento, i deputati Claudio Barbaro di Fli e Fabio Ranieri della Lega sono venuti alle mani, in seguito a un discorso pronunciato dal capogruppo leghista Reguzzoni contro Fini. Motivo originale della discussione, una querelle nata durante la puntata di Ballarò di ieri sera, quando il presidente della Camera ha fatto notare a Bossi, di essere sposato con un’ex insegnante pensionata all’età di 39 anni. Quello di Fini è un invito rivolto Lega a riflettere sulla propria incoerenza di partito fustigatore della morale, paladino della meritocrazia e dello stakanovismo. La risposta, sia dentro che fuori dell’aula, sono state le mani, a suggerire il sospetto che il Parlamento da istituzione si sia trasformato in bettola.
Fra le varie regole che la cultura politica insegna, c’è la capacità di portare avanti un dialogo civile e costruttivo tra le parti avverse: l’episodio di oggi dimostra che questo concetto è totalmente assente nei nostri politici. Ne è l’ennesima riprova, purtroppo, fare la cronistoria di questi episodi sarebbe troppo lungo.
Fini risponde smorzando i toni:” Non e’ questa la sede in cui il presidente della Camera puo’ dare risposte politiche; se lo facessi avallerei l’accusa di partigianeria nei miei confronti che ritengo insussistente. Saranno altre le sedi in cui, se lo riterro’, esercitero’ il diritto di replica’.
Mentre il Parlamento era impegnato in questa sorta di rissa da bar, Italo Bocchino ricorda che l’ordine del giorno è la lettera che Bruxelles attende dall’Italia: una lista dettagliata, quella che la Bce reclama, di misure concrete.
Frutto della missiva, è la pezza che è stata messa nella trattativa di ieri notte fra Berlusconi e Bossi: la Lega ha ceduto parzialmente sulle pensioni e sottoscritto l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni entro il 2026.
Berlusconi, compiaciuto di aver tirato l’acqua di Bossi ancora una volta al suo mulino, è sicuro che Bruxelles darà il via libera all’attuazione delle misure.
C’è da chiedersi se il Parlamento sappia che Bruxelles ci sta osservando senza l’ottimismo inconsapevole del Premier: quando se ne renderà conto, proverà vergogna. Se ne è ancora in grado.











