Bastardi Senza Gloria: eroi alternativi contro le forze del male
di Matteo Molon
“Bastardi senza gloria” è una corsa veloce nel vento dei pensieri d’un ragazzo della seconda guerra mondiale, che, sdraiato sul suo letto, è intento a pensare a come vorrebbe eliminare i nemici tedeschi, se solo potesse; quale sarebbe il più istintivo, appagante ed efficace modo per “farli letteralmente fuori”, per vendicarsi sia in termini psicologici che fisici.
Loro, che stanno devastando, distruggendo e calpestando senza un minimo di umanità la sua vita, rendendo la mente e quello che trasmette al corpo un continuo tormento, un veleno di costante angoscia e insicurezza.
L’ottica che però prende questa esperienza nella pellicola è riportata come una testimonianza nel presente, per renderlo in termini musicali è come se una canzone di Édith Piaf venisse remixata in chiave elettronica da Luciano (dj-producer) della Cadenza Records, con qualche chitarra funk di Betty Davis qua e là, nei giusti punti, e ristampata su vinile, suonando il 33 giri nelle stanze di una vecchia casa di campagna, ristrutturata e adibita a residenza delle vacanze estive.
”Inglourious Basterds” (il regista storpia volutamente il termine ”Bastards”) incrocia, nella Francia occupata, inconsapevolmente le storie della giovane Shosanna, ebrea a cui il colonnello nazista Hans Landa uccise i genitori, e il tenente Aldo Raine e i suoi Bastardi, una squadra speciale statunitense formata da soldati ebrei, con l’intento di uccidere ogni singolo nazista che avrebbero incontrato lungo il loro cammino.
I Bastardi diventano un vero e proprio mito di paura tra le fila militari tedesche, in quanto riescono sempre con successo nei loro intenti, prendendo gli scalpi degli uccisi e marchiando la fronte dei rari ed eccezionali sopravvissuti con una svastica, radicando così una sia mistica che concreta paura negli avversari.
La squadra e Shosanna cercheranno in tutti i modi di attuare i loro rispettivi piani di vendetta, durante la prima di un film di propaganda nazista nel cinema gestito della giovane, a cui presenzierà anche la figura chiave di Hitler, oltre a quella del colonnello Hans Landa.
”Bastardi senza gloria” è pura contrapposizione, lo si può evincere già dal titolo, un contrasto tra ciò che dovrebbe essere ritenuto bene e ciò che dovrebbe essere ritenuto male, ma la guerra fa male e l’odio acceca gli occhi anche degli uomini giusti, che nel tentare di portar giustizia usano però ogni mezzo a loro disposizione, sia buono che cattivo, degli anti-eroi che perseguono il concetto machiavelliano del ”il fine giustifica i mezzi”.
Il film è surreale, è Quentin Tarantino al 100% , non si può pretendere la fedeltà storica da questa pellicola, essa prende l’immaginario più comune e popolare del secondo conflitto mondiale e lo tratta con una dosa di cultura pop, che sa di fumetto ed eroi della Marvel e della DC Comics, cosa che ad esempio si nota nei titoli ad effetto che vengono utilizzati per presentare alcuni personaggi.
Aldo Raine & Co. sembrano quasi un gruppo di Captain America in versione dissacrante e dark.
Va guardato con occhi semplici, leggeri e spensierati, è un film per far passare alla spettatore due ore e mezza di divertimento la sera al cinema, con gli amici, togliendoli le energie negative date da una pesante giornata di lavoro.
L’intento del surreale è di stimolare quella pazzia positiva che ognuno ha dentro di se, quell’istintiva voglia di alleggerire la mente, di provar un piacere e una felicità che scaturiscono dai momenti in cui ci si sente oppressi da qualcosa; tale forza è come un prorompente flusso in uscita di positività, che fa pensare e desiderare molte delle cose che piacerebbe fare o avere e che si è sicuri farebbero stare bene, anche le più assurde. Surreale, pazzia e assurdo.
Una forza che riesce, in quel lasso di tempo, a schiacciare in modo secco e netto ogni pensiero nocivo e nefasto, facendo diventare la nostra persona e la nostra volontà come dei soldati in lotta contro i malvagi.
La lotta narrata è proprio questa, Hitler è meno malvagio ed è più una caricatura di cattivo che un cattivo vero e proprio, semmai chi fa paura è il colonnello Hans Landa, il quale fin dall’inizio mostra la sua freddezza di morte; se i Bastardi con le loro battute e loro situazioni fan ridere moltissimo, il gerarca nazista riporta lo spettatore alla dimensione reale dei temi trattati, trasmettendo il messaggio che, nonostante il film abbia l’obiettivo di far provare un piacere di sorrisi al pubblico, allo stesso tempo quello di cui parla sono fatti crudelmente e terrificantemente accaduti nella realtà in cui viviamo, dando così intrinseco rispetto al sacrificio umano della storia narrata.
La maestria di Tarantino, oltre alla fantasia e alla creatività fuori dall’ordinario, sta nel saper volare con l’immaginazione e contemporaneamente rimanere collegato a terra, a dimostrare che le avversità si superano con una ferrea e caparbia speranza, portatrice di quel che si vuole sia il cambiamento ma anche del punto terribile da cui si è pariti, consapevoli che le soluzioni provengono dai problemi.
Menzione speciale va al colonnello, interpretato da uno spettacolare e schizofrenico Christoph Waltz, che si veste perfettamente dei panni del personaggio, dandogli quei dettagli che rendono unica e d’impatto la sua figura, schegge che partono e si lanciano impazzite da un legno che volontariamente si getta con morbosità nel dolore di una sega circolare.
Grazie a questa parte ha, infatti, vinto il Premio Oscar 2010 per ”il miglior attore non protagonista”.
”Bastardi senza gloria” può essere illustrato come un fumetto dal carattere moderno & vintage, ambientato nella seconda guerra mondiale, con una serie di personaggi eccentrici, ma allo stesso tempo più autentici di molti altri, amabilmente o detestabilmente pazzi e colorati, ognuno a suo modo.
Quello che serve per una serata in loro compagnia? La pellicola (in buona definizione), Popcorn & Coca-Cola. Pura cultura pop.













